Monday, July 3, 2017

LA VIA DI ODOARDO BECCARI IN BORNEO


Una via per raggiungere il cuore del Borneo malese, e tracciata da ben 150 anni, ma di fatto invisibile sino alla scorsa estate. 

Ha dell’eclatante la missione in Sarawak dell’Associazione culturale “Gaetano Osculati” di Biassono (MB), da anni dedita alla riscoperta della storia dell’esplorazione italiana e recentemente impegnata a valorizzare la figura di Odoardo Beccari: il massimo botanico italiano che, dal 1865 al 1868, rivelò per primo i tesori reconditi della terza più grande isola al mondo. Grazie al patrocinio della Società Geografica Italiana, che all’epoca ancora non esisteva ma di lì a poco sarebbe stata fondata da Giacomo Doria - fido compagno di viaggio dell’intrepido fiorentino - il museo del Sarawak di Kuching ha ricevuto lo scorso agosto una targa commemorativa destinata a cambiare i rapporti fra Italia e Malesia

Se i futuri visitatori dello splendido complesso in stile Queen Anne potranno ora familiarizzare con le gesta del botanico che, per primo, catalogò oltre 130 palme del Borneo, insieme a decine e decine di farfalle, insetti, conchiglie e sì, pure tribù cacciatrici di teste, non sarà il solo corridoio d’ingresso della sezione di Storia Naturale a ricordare il suo impegno nella capitale del Sarawak. 


Come ha confermato il dottor Leh Moi Ung, curatore del museo, l’intero territorio del Borneo settentrionale sarà attraversato da circuiti di visita in grado di disvelare le meraviglie naturalistiche descritte da Odoardo Beccari: a cominciare dal vicino Kubah  National Park, dove tuttora è allestito un ricchissimo Palmetum che ben documenta gli studi del botanico italiano, ma poco oltre il quale si leva pure la vetta del monte Mattang, suo primo punto di ritiro nella foresta di dipterocarpacee, nonché panoramica guglia disegnata accanto a quella del parlamento di Kuching negli infuocati tramonti equatoriali. 

Persino il ristorante dell’hotel Merdeka, a pochi passi dal museo del Sarawak, ha oggi realizzato il valore dell’uomo di cui porta il nome e mostra gigantografie in sala, ma del quale ancora non conosce l’eccellenza del vino prodotto nella tenuta di Radda in Chianti da lui fondata, la splendida Vignavecchia



E poi la penisola di Santubong, vero e proprio santuario naturalistico conosciuto più per il suo etnovillaggio culturale che per le meraviglie florofaunistiche ed archeologiche, raccolte lungo le pendici di un monte tanto ingombrante, da identificare col suo nome e i suoi fantasmi l’intero promontorio: proprio qui, dove un 22enne Beccari bordeggiò prima di risalire il fiume che lo avrebbe condotto dal raja Charles Brooke e dalla sua bellissima moglie (e forse amante) Ranee, le orme dell’esploratore hanno permesso di riscrivere la storia stessa del Borneo. Durante i sopralluoghi per rimappare il suo itinerario, i ricercatori del museo del Sarawak hanno infatti trovato incisioni e sculture rupestri pronte a sollevare nuovi interrogativi: complice il disboscamento che, in sordina, continua a mangiarsi fette di foresta primaria a favore di coltivazioni di palme da olio, l’intera isola sta assistendo alla riemersione di reperti di un’antichissima civiltà attorno alla quale, muovendo dalle grotte pittate di Sireh o Niah, per arrivare a quelle nei pressi di Sangkulirang nell’East Kalimantan indonesiano, con un’inevitabile tappa ai megaliti delle remote Kelabit Highlands, vengono rievocati addirittura miti atlantidei. 



La “Via di Odoardo Beccari” potrebbe apparire tentacolare, considerate le sue molteplici spedizioni in territori oggi non casualmente trasformatisi in splendidi parchi naturali quali l’imperdibile Bako, ma almeno tre sono gli snodi su cui far perno. Risalendo la costa verso est, si raggiunge il più vasto villaggio di palafitte al mondo, ovvero la capitale del piccolo Sultanato del Brunei, nella cui università insegna uno degli eredi e massimi appassionati di Beccari, il botanico Daniele Cicuzza



Quindi si vira velocemente verso l’isola di Labuan, tanto cara a quell’Emilio Salgari che divorava letteralmente i bollettini del fiorentino, per approdare infine al più sorprendente porto segreto della marina italiana: Gaya Island, la maggiore delle isole che compongono il Parco marittimo Tunku Abdal Ramah, destinata a trasformarsi in una colonia penale per ex soldati borbonici confinati nel forte piemontese di Fenestrelle. Grazie all’impegno di Gillian Tan, proprietaria degli idilliaci Bunga Raya e Gayana Ecoresorts, qui troverà presto un punto definitivo la storia di Odoardo Beccari, del comandante Carlo Alberto Racchia e di tutti quegli intrepidi italiani che fecero del Borneo la nostra seconda, misconosciuta, ma irrinunciabile casa. 




ITINERARIO STORICO SUGGERITO



1) KUALA LUMPUR

-    Visita al Museo Nazionale, includendo le sottosezioni dei musei Orang Asli e Malay World Ethnology
-    KL Bird Park (con possibile ristoro presso il ristorante interno Hornbill)

2) KUCHING

-    Sarawak Museum
-    Forti Brooke
-    Visita quartieri storici e museo del Gatto
-    Crociera lungo il fiume Sarawak sino al picco Santubong
-    Ristorante Beccari presso il Merdeka Palace

3) KUBAH NATIONAL PARK

-    Palmetum Beccari e circuito delle cascate (mezza giornata)
-    Eventuale risalita del monte Mattang (punto panoramico sul Borneo occidentale, visibile da Kuching)

4) RISERVA DI SEMMENGOH

-    Visita in mattinata del centro per la cura degli oranghi, per assistere alle operazioni di alimentazione 

5) BAKO NATIONAL PARK (consigliata almeno una notte)

-    Hiking lungo diversi circuiti interni, con possibilità di spostamenti in barca per l’osservazione delle sculture naturali. Maggior area di apprezzamento della biodiversità marina

6) PENISOLA DI SANTUBONG

-    Visita alle incisioni rupestri lungo il litorale, possibilità di risalita della vetta (molto impegnativa) o semplice tour florofaunistico del parco nazionale, o visita dell’etnovillaggio e di alcune delle migliori spiagge del Borneo occidentale.

7) AREA DI BAU

-    Visita della città e del lago dei cercatori d’oro, con esplorazione della Wind Cave e della Fairy Cave, possibilità di risalita al santuario del Monte Singhai, relax alle sorgenti calde di Paku o shopping al mercato notturno di Siniawan o a quello sul confine con l’Indonesia. Possibilità di pernottare in una comunità Bidayuh lungo l’Headhunters trail.

8) AREA TRIBU’ BIDAYUH

-    Visita alla grotta pittata di Sireh e delle comunità indigene locali (in collaborazione col Sarawak Museum)

9) AREA DI LUNDU - SEMATAN
-    Visita al parco Gunung Gading (in caso di fioritura della Rafflesia), oppure alle isole dell’arcipelago (Tanjung Datu National Park o Talang Satang National Park, centri di conservazione delle tartarughe marine giganti)

10) AREA DI BATANG AI 

11) AREA DI MIRI

-    Visita del museo petrolifero di Miri
-    Niah National Park (museo archeologico dov’è stato ritrovato lo scheletro più antico del Borneo, grotte dei raccoglitori di guano e grotta pittata)

12) POSSIBILE ESTENSIONE NELL’AREA DI MARUDI E DELLE KELABIT HIGHLANDS (Beccari ascoltò solo racconti sulle tribù più isolate dell'interno del Borneo, ma oggi è possibile raggiungere il villaggio di Bario con voli in Twin Otter da Kuching, Miri e Marudi)

13) BRUNEI

-    visita della capitale, in particolare del più grande villaggio su palafitte del mondo, e possibilità di lecture in università grazie al professore italiano di botanica, nonché fra i massimi studiosi di Beccari, Daniele Cicuzza

14) ISOLA DI LABUAN

-    Visita del museo Chimney (antico punto di rifornimento di carbone per le navi europee, passeggiata al rifugio e alla cala dei pirati, visita del parco degli uccelli),
-    Esplorazione della costa occidentale sino all’incantevole spiaggia di Layang-Layangan, la Perla di Labuan, e del punto d’arresa dei giapponesi.
-    Visita al vastissimo cimitero degli Alleati nella parte sud-orientale

-    15) KOTA KINABALU

--> Visita all’arcipelago e parco nazionale attorno all’isola di Gaya, con possibilità di pernottamento negli ottimi Bunga Raya e Gayana Ecoresort, con visita del centro di preservazione marina e del futuro museo Beccari (con piacevole sentiero trekking botanico in partenza dal più grande giardino d’ibis del Borneo).

Friday, November 25, 2016

La medicina Matsés nell'Amazzonia di Antonio Raimondi (PERU')



I Matsés non conoscono confini.
La loro terra ancestrale si estende tra Perù e Brasile 

© Survival International
Il suo nome rimbalza di bocca in bocca persino qui. In una scuola tenuta insieme da quattro assi traballanti, a rischio d’inondazione ogni volta che le piogge gonfiano le acque del Rio delle Amazzoni, dove mancano quotidianamente penne e fogli; ma non il desiderio di spingersi oltrefrontiera. Se per i bimbi di Santa Rosa è naturale ritrovarsi con un piede in Perù, con l’altro in Colombia o con un balzo in Brasile, ben più arduo riesce immaginarsi cosa possa aver mai spinto su una microscopica isoletta amazzonica Antonio Raimondi, l’esploratore italiano che trovò nella neonata repubblica del generale José de San Martin la sua seconda e vera patria. 


Friday, April 29, 2016

BUON COMPLEANNO, TRANSIBERIANA! (1916-2016)


A distanza di 100 anni dal primo viaggio aperto al pubblico, la Transiberiana resta ancor oggi la ferrovia più lunga al mondo: 9288 chilometri di binari, che dal cuore della capitale russa corrono sino all'Estremo Oriente, attraversando 485 ponti, 87 città, 16 fiumi e 8 fusi orari in 7 giorni di viaggio. Un mito intramontabile, eppur qualcosa sta definitivamente cambiando... 
(servizio originalmente pubblicato su Il Giornale del Viaggiatore)


Più che di Transiberiana, sarebbe ora si cominciasse a parlare di Transiberiane. Se la definizione al singolare poteva calzare ancora nel 1903, quando Pietroburgo e Vladivostok furono collegate per la prima volta in modo regolare e lungo un tratto continuo di quasi 10mila chilometri, oggi il mito della ferrovia più estesa del mondo coglie spesso impreparati. Non si tratta solo di un problema di scelta del tragitto più adeguato, benché sia di per sé evidente che le domande sollevate dalle sue molteplici diramazioni potrebbero già indurre repentini ripensamenti: meglio raggiungere lEstremo Oriente passando per le comunità buddiste a sud del lago Bajkal? O lambendone invece la sponda nord, così da poter sbalordire di fronte al megalitico complesso idroelettrico di Bratsk? Passare per la Niznij Novgorod del padre del realismo socialista Maksim Gorki, o puntare piuttosto alla Celjiabinsk degli eroici carri armati T34? E ancora: scendere verso i centri aerospaziali di Samara, o tuffarsi nella sorprendente avanguardia culturale di Perm?

Tuesday, February 9, 2016

La Via dei Sarmoung/9: Kiilopää (Finlandia)


@Ninarose Maoz - sweetchili.fi/
Nel tuo naso c’è qualcosa che non va”. Mentre gli occhi blu di Petri esaminano minuziosamente il mio volto, comincio a sospettare che in ogni finlandese sopravviva davvero il gene talentuoso di Fidia

Se a fronte di folate di vento a -30 gradi, e con le mani ormai cristallizzate sulle racchette da ciaspole, hai ancora lucidità per distinguere un profilo non esattamente greco, vuol dire che il legame atavico della stirpe finnica al mondo omerico, così come all’arte rupestre del Caucaso, è forse più che una teoria balzana.

D’altra parte non incontri uno di loro che non si dedichi alla musica come Sibelius, che non ami correre col passo di Paavo Johannes Nurmi, o non avverta nello scalpello l’ispirazione di Wäinö Aaltonen. I finlandesi si cibano quasi esclusivamente di arte e cultura, talvolta anche di pirakka della Carelia, e possiedono tutti una forza sovrannaturale, a tal punto che persino nelle innevate foreste della Lapponia scovi totem sbalorditivi. Ti volti a destra e vieni sorpreso da uno smisurato Angry Bird di ghiaccio; giri a sinistra e t’imbatti nei pelosi protagonisti de “Il miglior amico dell’orso”, sempre pronti a darti il benvenuto al centro d’accoglienza Suomen Latu di Kiilopää