Monday, November 24, 2014

OKUNEVO, LA PORTA DELLA SIBERIA PER IL MONDO SOTTERRANEO

English text here
Forse Ferdinand Ossendowski mancò il possibile ingresso al Mondo Sotterraneo di soli pochi gradi longitudinali, guardando in ogni caso troppo a Oriente. Recenti scoperte archeologiche  sostengono infatti che il centro “metafisico” dell’Asia si trovi nel cuore della Siberia, anziché nei pressi dell’antica capitale mongola, come lui continuò a sospettare. Proprio lo stesso errore rivelatosi fatale per un altro Cercatore di Verità, Georges Ivanovic Gurdijaeff, tradito più dalla voracità sanguinaria dei suoi cammelli impazziti nel Gobi, che dai misteriosi emissari della Confraternita Sarmung. Dopo la caduta dell’ultimo Zar e con la Polonia ormai vicina all'indipendenza, Ossendowski mirava a rientrare nella suo Paese natale ma, unitosi ai Bianchi durante la Rivoluzione Russa, finì suggestionato dai racconti del Bogd Khan, ambiguo leader spirituale della Mongolia Esterna. Si era infatti convinto che la città di Urga fosse prossima al punto in cui – secondo la tradizione esoterica buddista - il “Re del Mondo” governerebbe di nascosto la Terra. Stando agli ultimi studi, invece, si troverebbe esattamente 250 chilometri a nord di Omsk, città in cui lo stesso Ossendowski aveva vissuto per alcuni anni insegnando ingegneria al Politecnico locale, per poi essere cooptato nel governo provvisorio anti-bolscevico dall’ammiraglio Kolchak e subirne infine la tragica disfatta. 

E’ vero. Omsk non è equidistante dalle coste asiatiche, come proclama invece l’obelisco di Kyzyl nella piccola repubblica di Tuva; né possiede snodi ferroviari strategici alla pari di Novosibirsk, da dove la Transiberiana si lancia alla conquista del cuore asiatico. Omsk, però, ha dalla sua una nutrita schiera di ricercatori e, se gli scavi arrivano a dar credito addirittura alle leggende, allora l’ipotetico perno del mondo pare destinato davvero a trasformarsi in un’irresistibile calamita. Per molti, in fondo, è il suo stesso nome a far segno: Om-sk. “Questo è il potere conferito ad Agarthi dalla misteriosa scienza dell’Om – annotava proprio Ossendowski nel suo eclatante resoconto di viaggio “Bestie, Uomini e Dei” (1924) – pronunciando il quale cominciamo tutte le nostre preghiere. Om è il nome di un antico Santo, il primo Goro, vissuto trecentotrentamila anni fa (il Buddha). Fu il primo uomo a conoscere Dio e a insegnare all’umanità a credere, sperare e combattere il Male. Allora Dio gli conferì potere su tutte le forze che governano il mondo visibile”.


I 5 LAGHI DI OKUNEVO

Raggiungibile dopo cinque ore di bus nella taiga più fitta, il remoto villaggio di Okunevo custodirebbe fra i suoi cinque laghi i resti di un antichissimo tempio consacrato al dio scimmia Hanuman. A confermarlo non sono solo le visioni mistiche di Rasma, la discepola di Satya-Sai-Baba che qui giunse nel 1993 su indicazione dell’ispirato profeta indiano, ma una sorprendente coincidenza di prove che ha fatto del villaggio uno dei maggiori centri siberiani di pellegrinaggio, con templi consacrati a Shiva, a Krishna, ma anche ad antiche divinità slave e al culto dei Vecchi Credenti. Petroglifi attribuibili all’antica cultura di Okunevo, sviluppatasi attorno al terzo millennio avanti Cristo, sono stati infatti ritrovati dall’archeologo Karl Jettmar nel 1987: a sorpresa, però, non nel tradizionale bacino del fiume siberiano Yenisey, ma nell’alta valle dell’Indo, fra le montagne del Karakorum. Un dettaglio sino a oggi trascurato da quasi tutti i ricercatori. Seguendo le conclusioni di Lyudmila Sokolova pubblicate su Il Giornale degli Studi Indo-Europei, questo sarebbe invece l’anello mancante alla teoria secondo cui le divinità dei sacri Veda discesero in India, insieme alle cosiddette popolazioni ariane, muovendo dalle lande siberiane dove scorre l’emblematico fiume Tara (il cui nome, in India, indica la dea della Pietà). 

Ceramiche, frammenti di specchi e sepolture sono emerse a Okunevo sin dal 1963, ma a tingere gli scavi di giallo avrebbe contribuito pure il rinvenimento di alcuni teschi umanoidi allungati, scomparsi in poco tempo a causa di un sospetto intervento del Kgb (ma di cui sopravvivono due analoghi esemplari nel museo etnografico del vicino centro di Muromtsevo). Ulteriori prove di dei? Che siano forse i resti dei leggendari 12 Goro, o aiutanti del Re del Mondo, di cui hanno parlato sia Ossendowski che René Guenon? Se si tiene conto che le analisi delle acque dei laghi Linevo, Shuchye, Danilovo e Shaytan, tutti raccolti nell’arco di 30 chilometri dal villaggio ma raggiungibili anche a piedi, attestano una composizione minerale d’origine meteoritica, non dovrebbe stupire il fatto che nuotare nei loro bacini procuri incredibili benefici alla pelle, alla tiroide o alla cura dei problemi articolari. 



A tal punto che gli abitanti locali dichiarano di sentire i propri corpi pervasi da un’energia sconosciuta, rigenerante, talvolta potentemente erotica, arrivando a sostenere di avere chiare visioni di fenomeni non naturali in prossimità dei laghi. Gli stessi archeologi dell’Università di Omsk hanno sospeso le ricerche in loco, per via di non ben specificati “segnali ostili”. Accessi di follia. Denudamenti immotivati. Suoni e odori improvvisi. Smarrimenti nella taiga, nonostante l’uso di tecnologie d’orientamento sofisticatissime. Probabilmente inquieta di più sapere che il colore della superficie del lago Shaytan, dotato di un triplo fondo in cui Rasma sostiene si trovi un potente cristallo collettore d’informazioni sul rapporto fra cieli e terra, rifletta di volta in volta le gradazioni dello spettro della luce.



L’INVISIBILE EBEYTY

Tradizione popolare vuole che le virtù curative dei laghi di Okunevo risultino più efficaci solo qualora si riesca a immergersi anche in un quinto specchio d’acqua, apparentemente invisibile. C’è chi sostiene si tratti solo di una metafora del proprio io, chi di una piccola conca quasi impossibile da raggiungere ma pur sempre nei paraggi, e chi invece del temuto lago Ebeyty. Ubicato a sud-ovest di Omsk, fra le comunità mennonite di Poltava, Isilkulskom e Moskalenskii (quest’ultima a circa un’ora e mezza da Omsk in elettrichka, ricorrendo poi a un taxi per visitare il lago), Ebeyty non è posto per tutti. Attorniato da chilometri di terreno scabro ed estremamente friabile, può essere raggiunto solo quando il tempo è molto secco: in caso contrario, si rischia di essere risucchiati da sabbie mobili. In realtà i rari visitatori non attendono che quello, poiché le sue acque nere e limose sono uno straordinario concentrato di cloruro-solfato a elevata alcalinità, impreziosito da sodio, calcio, magnesio, cloro, idrogeno, boro e persino bromo: una vera e propria panacea per disturbi quali la sciatica, le malattie urologiche e traumatiche, così come contro la sinusite, di cui oggi ci si avvale persino nei sanatori di Omsk. Se si considera che pure le fonti del monastero di Achair, ex campo di prigionia a 50 chilometri a sud di Omsk (lungo l’autostrada Cherlak), possiedono proprietà terapeutiche affini, la teoria dei “vasi comunicanti sotterranei” di Okunevo trova qui ulteriori indizi.


GENERALOVKA, ROCCAFORTE COSACCA

Controllare il centro dell’Asia, dal punto di vista geopolitico, significa avere in pugno l’intero continente, ragion per cui - dagli zar all’ammiraglio Kolchak o al barone sanguinario Ungern Von Sternberg - tutti hanno sempre attribuito all’area di Omsk un ruolo altamente strategico. Anziché concentrare i propri effettivi nella grande città sul fiume Irtysh, un tempo capitale dei Cosacchi, da alcuni anni gli stessi hanno creato il loro maggior avamposto siberiano nel villaggio di Generalovka, a ridosso del confine col Kazakhstan sulla strada per Odesskoie (a un’ora di bus da Omsk). Grazie alla ricca campagna, qui è ospitato il miglior centro d’allevamento dei famosi cani da caccia siberiani: ricorrendo all’aiuto di un cavallo e della propria sagacia, insieme a loro qualsiasi preda può essere catturata senz’uso di armi. Dimostrazioni di quest’antica tecnica possono essere dispensate ai gruppi in visita (solo su appuntamento o in occasione di feste cosacche), unitamente a esibizioni d’abilità equestre o bellica dei giovani cadetti del centro “Kazachiy Rubezh(646875, the Omsk Region, Odessky district, Generalovka village, Cossack Lane n.4, email: generalovka@mail.ru), a danze e canti tradizionali; a Generalovka, tuttavia, si possono consultare anche testimonianze sui Cosacchi in Siberia nell’archivio etnografico dedicato alla loro cultura. Nei pressi è inoltre prevista, per i prossimi anni, la costruzione del primo kinodromo russo e di un albergo da 50 posti, in aggiunta agli attuali manieri per ospiti. 


Lungo l’antica strada difensiva che collegava Mosca alla Siberia, di cui nell’area di Omsk si sono conservati ben 400 chilometri, è infine possibile visitare i villaggi di Stanovka e Forpost, calandosi nell’atmosfera originale del distretto di Bolsheukovky. 

In cenci da prigionieri e scortati da Cosacchi a cavallo, attraverso un paesaggio paludoso identico a quello che qui si offriva quasi 300 anni fa, i “nuovi invasori” ripercorrono a piedi interi tratti della storica via, venendo però istruiti sulle unicità ornitologiche e sfamati con cibo tradizionale. 

Chi riuscisse a spingersi sino al centro etnografico di Bolsherechye, può però riassaporare il profumo della libertà, rivivendo il tipico folklore del Settecento siberiano o esplorando l’unico zoo rurale di tutta la Russia. E se a questo punto la regione di Omsk non riuscisse a rivendicare ancora il titolo di Centro dell’Asia, potrebbe quanto meno aspirare a quello di Centro del Mondo.


Sunday, November 23, 2014

OKUNEVO, SIBERIA'S DOOR TO THE UNDERWORLD

Perhaps Ferdynand Ossendowski missed the possible entrance to the legendary Underworld due to a few longitudinal degrees only, pointing too East anyway. Recent archaeological discoveries prove the "metaphysical" centre of Asia is rather in the heart of Siberia, than next to the old Mongolian capital Urga, as he supposed. Just the same mistake of another Seeker of Truth, George Ivanovic Gurdjaeff, betrayed by the bloodthirsty voracity of his foolin’ camels in the Gobi, or simply by the unreliable Sarmung  Brotherhood's emissaries. After the fall of the last Tsar, Ossendowski wished to return as soon as possible to his beloved Poland (on the road to independence), but joined the Whites in the Russian Revolution and finished to trust in Bogd Khan too much, when Outer Mongolia’s spiritual leader told him the story about the King of The World. An invisible ruler known by esoteric Buddhists only. Today researchers think the real centre of Asia is very west of Urga, exactly 250 km north of Omsk, a city where the same Ossendowski had lived for some years teaching engineering at the local Polytechnic, before being appointed to interim and anti-Bolshevik Admiral Kolchak’s government and suffering his tragic defeat. 


It's true. Omsk is not equidistant from Asia’s coasts, as the obelisk of Kyzyl claims in the small republic of Tuva; nor has the strategic railway hubs like Novosibirsk, where the Trans-Siberian is out to conquer Asia’s steppes. Omsk, however, has history on its side and if excavations are going to confirm the legend too, then the hypothetical pivot of the world can become an irresistible magnet again. For many, after all, it is his own name to point: Om-sk. "This is the empowerment Agarthi by the mysterious science of Om; - Ossendowski noted in his striking travel report "Beasts, Men and Gods"(1924) - murmuring that, we begin all our prayers. Om is the name of an ancient saint, the first Goro, who lived three hundred and thirty thousand years ago (the Buddha). He was the first man to know God and to teach humanity to believe, to hope and fight evil. Then God gave him power over all the forces ruling the visible world".



THE X FILE OKUNEVO VILLAGE

Reachable after a five-hour bus run in dense taiga, the remote village of Okunevo seems to guard the ruins of an ancient temple dedicated to the monkey god Hanuman among its five lakes. Proofs coming not only from the mystical visions of Rasma, Satya Sai-Baba’s follower who arrived here in 1993 on recommendation of the inspired Indian prophet, but from a surprising coincidence of evidences that make the village one of the biggest centre of pilgrimage in Siberia, with temples dedicated to Shiva, Krishna, but also to ancient Slavic gods and to Old Believers’ cult. Petroglyphs attributable to the third millennium BC culture of Okunevo were found by archaeologist Karl Jettmar in 1987: surprisingly, however, not in the traditional Yenisey River’s basin, but in the upper valley of the Indus, between the mountains of the Karakoram. A detail all researches have neglected till now. Following Lyudmila Sokolova’s results in The Journal of Indo-European Studies, this fact would be a rather clear evidence of the theory that sacred Vedas’s Gods descended towards India, along with the so-called Aryan peoples, moving from the Siberian lands where emblematic river Tara flows (whose name, in India, means “Goddess of Mercy”). 

Pottery, fragments of mirrors and burials have been finding since 1963 in Okunevo, but something else has increased the thrill: elongated humanoid skulls, shortly disappeared after the discovery due to a suspected KGB’s blitz (but two similar examples survive in the ethnographic museum of the nearby little town Muromtsevo). Further evidences of the ancient Gods? Perhaps remains of the legendary 12 Goros, King of the World’s helpers, Ossendowski and Rene Guenon both talked about? If we consider the analysis of Linevo’s, Shuchye’s, Danilovo’s and Shaytan’s lake water - each of them not more than 30 kilometres far from the village but reachable on foot -show a meteoritic origin chemical composition, it should not surprise that swimming in their pools produces incredible benefits to the skin, thyroid or into the treatment of joint problems.



So much that locals say they feel their bodies are pervaded by an unknown, invigorating, sometimes powerfully erotic energy, coming to claim to have clear visions of natural phenomena next to the lakes. The same archaeologists from the University of Omsk have suspended investigations on the spot, because of unspecified "hostile signals". Attacks of madness. Unmotivated undressings. Sudden sounds and smells all around. Bewilderment in the taiga, despite the use of sophisticated orientation technology. Probably it could be more scaring to know the surface colour in Shaytan’s lake (literally “Devil's lake”) - due to its triple bottom and the supposed presence of what Rasma “saw” as a powerful crystal and collector of information about the relationship between heaven and earth - reflects shades of the light spectrum from time to time.




THE INVISIBLE EBEYTY


Popular tradition affirms Okunevo’s curative lakes are more hard-hitting only if people can immerse themselves in a fifth, but apparently invisible, body of water. Some say this is only a Self’s metaphor, some other a small and almost impossible to achieve hollow, anyway in the neighborhood, and someone else the dreaded lake Ebeyty. Located south-west of Omsk, among Mennonite communities of Poltava, Isilkulskom and Moskalenskii (this last one about an hour and a half from Omsk by “elettritschka” train, using a taxi to reach the lake then), Ebeyty isn’t a place for all. Surrounded by miles of rugged and extremely friable terrain, it can be achieved when the weather is very dry only; otherwise you risk being sucked into the quicksand. Maybe rare visitors expect that only, because its sewage and silt are an extraordinary concentration of a high alkalinity chloride-sulphate, enhanced by sodium, calcium, magnesium, hydrogen, boron and bromine even: a real panacea for ailments such as sciatica, urological diseases and trauma, as well as against sinusitis, which today medical staff uses also in Omsk’s sanatoriums. When you consider that even the springs of Achair’s monastery, a former prison camp 50 kilometres south of Omsk (along the highway Cherlak), have similar therapeutic properties, the theory of "Okunevo’s communicating underground vessels" gets more clues here.



GENERALOVKA, COSSACKS’ STRONGHOLD

Keeping control on Asia’s centre, from a geopolitical point of view, it means having in hand the entire continent: that’s the reason why – from the Tsars to Admiral Koltschack or bloody baron Ungern Von Sternberg  - everyone has always given Omsk’s area a highly strategic role. Rather than gathering their troops in the big city on the Irtysh River, once the capital of the Cossacks, some years ago the legendary horse-men created their most Siberian outpost in the village of Generalovka, close to Kazakhstan border on the way to Odesskoie (one hour bus run from Omsk). Thanks to a rich countryside, here is the best centre for breeding the famous Siberian hunting dogs: without weapons, but with the help of an horse and knight’s sagacity only, any prey can be captured through these incredible dogs. Demonstrations of this ancient technique are organized also for visiting groups (by appointment only or during Cossacks’ festivals), together with exhibitions of traditional dances, old songs and the typical “Kazachiy Rubezh young cadets” equestrian and military skill; but it’s also possible to see evidences about the Cossacks in Siberia at the ethnographic archive in Generalovka. For the next few years it is planned the construction of the first Russian kinodromo and an hotel with 50 seats, in addition to the existing manors for guests. 


Along the ancient defensive road that linked Moscow to Siberia (400 km are still preserved in Omsk area), you can then visit the villages of Stanovka and Forpost, living the original atmosphere of Bolsheukovky district. In prisoner’s rags and escorted by Cossacks on horseback, through a swampy and identical landscape to what was offered here nearly 300 years ago, the "new invaders" can retrace by walk long sections of the historic route, but at the same time they are also educated on the uniqueness of birds and fed with traditional food. The ones who visit Bolsherechye’s ethnographic centre, however, have the chance to smell the scent of freedom, reliving the typical folklore of the eighteenth century or exploring the only countryside zoo in the whole Siberian Russia. And if Omsk’s region can’t even claim the title of Asia’s centre at this point, at least it might strive for the World centre’s one.


Wednesday, November 19, 2014

LUSSINO, L'ISOLA DELL'ELISIR DI LUNGA VITA


LOSINJ, THE LONG LIFE ELIXIR ISLAND (english text included)


Sull’isola di Lussino puoi guarire senz’uso di medicine. L’intuizione del medico asburgico Conrad Clar, che nel 1885 constatò la naturale rigenerazione del figlio dalla scarlattina, è stata comprovata da una ricerca scientifica resa inizialmente nota durante la 45a conferenza scientifico-professionale degli pneumologi croati. Grazie a una peculiare combinazione di 230 piante officinali su ben 1.100 specie rilevate, ma forte anche della presenza di correnti calde su entrambi i lati della costa, così come di olii aromatici nei venti (proficuamente sfruttati nella stagionatura dei prosciutti), il gioiello dell’arcipelago del Quarnero risulta oggi una delle destinazioni curative più importanti dell’intero Mediterraneo. In aggiunta, vanta acque balneari di qualità “eccellente” - i valori degli enterococchi intestinali sono inferiori a 60 bik per 100 millilitri - mentre le potabili presentano un livello di purezza altissimo, tanto da poter essere prelevate direttamente dal lago Vrana sulla vicina isola di Cherso. Ma non è tutto. Con un’esposizione solare di 2631 ore all’anno e una temperatura media di oltre 15 gradi, Lussino viene considerata un caso esemplare nello sviluppo delle nuove forme di sostenibilità ambientale.

On the island of Losinj you can heal yourself without medicines. The intuition of Habsburg doctor Conrad Clar, who saw his son fully recovering from scarlet fever in 1885, has been proven by a scientific research initially showed in the 45th conference of the professional scientific croatian pulmonologists. 

Thanks to the unique combination of 230 medicinal plants among 1,100 species detected, but due to warm currents on both sides of the coast, as well as aromatic oils in the winds (profitably exploited even in drying hams), Kvarner’s jewel is now one of the most important healing destinations in the whole Mediterranean Sea. 

In addition, the quality of bathing waters is "excellent", with values of less than 60 bik intestinal enterococci per 100 milliliters, while drinking water has the highest level of purity, so it can be taken directly from the lake Vrana on the nearby island of Cres. 

But that's not all. With a sun exposure of 2631 hours per year and an average temperature of more than 15 Celsius, Losinj is considered a landmark case in the development of new environmental sustainability projects.




“L’isola è una clinica a cielo aperto per qualsiasi cura legata alla riabilitazione polmonare; – conferma Neven Miculinic, presidente della Società croata pneumologi – basta infatti trattenersi in loco dalle due alle quattro settimane per ottenere benefici duraturi contro asma, allergie o malattie croniche ostruttive. Non a caso qui viene regolarmente organizzato l’asma camp dell’ospedale pediatrico Srebrinjak, punta d’eccellenza del Global Allergy Asthma European Network”.


"This island is an open air clinic for any treatment related to pulmonary rehabilitation; - president of the Croatian Society pulmonologists Neven Miculinic confirms - you can just stay for two to four weeks to get lasting benefits against asthma, allergies or chronic obstructive pulmonary diseases. 

In fact, it is regularly organized here Srebrinjak Children Hospital’s Asthma Camp, point of excellence in the Global Allergy and Asthma European Network".

L’aspetto più sensazionale, tuttavia, riguarda la continuità fra i dati ambientali odierni e quelli rilevati a partire dal 1879 per mano di Ambroz Haradic, professore della scuola nautica di Lussinpiccolo che, in collaborazione con l’Ente centrale di meteorologia di Vienna, dimostrò per primo la relazione causale tra clima e vegetazione: furono le sue ricerche ad attirare gradualmente l’elite asburgica, fra cui il fondatore della laringoiatria Leopold Schroetter von Kristelli, l’arciduca Karl Stephan, via via arrivando sino a Kaiser Franz Josef in persona, con consorte Sissi al seguito. Individuata in Cikat la località migliore per le cure, benché priva di protezioni contro il ritorno stagionale della bora, la Corona viennese fece piantare immediatamente 80mila pini bianchi e d’Aleppo, oltre a 500 piante ornamentali, per raggiungere già nel 1891 i 500mila esemplari: impresa tuttora senza eguali nel Mediterraneo e che ha permesso d’istituire un parco di ben 236 ettari, accanto all’assai meno esteso Pod Jovori di Lussingrande. Comparvero allora diverse ville nobiliari, riadattate spesso a partire dalle case degli antichi capitani e armatori lussiniani, grazie ai quali l’isola aveva già vissuto in passato un’epoca d’oro. Quindi toccò al primo albergo, il Vindobona, poi all’istituto di sanità della baronessa Adolfine Hasslinger, sino al fatidico giorno in cui, nel 1892, Lussinpiccolo e Lussingrande furono insignite dell’altisonante titolo di stazioni climatiche curative dell’impero austro-ungarico. 


The most sensational fact, however, is the continuity between today's environmental data and Ambroz Haradic’s ones, the professor of Mali Losinj nautical school who first showed, beginning from 1879 and in collaboration with the Central Office for Meteorology in Vienna, the causal relationship between climate and vegetation: thanks to him, Habsburg elite started traveling here, including the founder of the laringoiatria Leopold von Schroetter Kristelli, Archduke Karl Stephan, till Kaiser Franz Josef himself, with his wife Sissi of course.  After selecting Cikat as the best place for treatments, although it lacked protection against the return of the seasonal bora wind, Vienna Crown immediately planted 80,000 white and Aleppo pines, in addition to 500 ornamental plants, reaching 500,000 units already in 1891: an unmatched guinness in the Mediterranean Sea still today. They helped to set up a 236 acres park, next to the much less extensive Pod Jovori in Velj Losinj. Then several noble villas appeared: they were often adapted from old captains and Lošinj owners’ houses, which had already brought a golden age to the Island. Then the first hotel hit, the Vindobona hotel, together with Baroness Adolfine Hasslinger’s Institute of Health, till the fateful day when, in 1892, Mali and Veli Lošinj were officially awarded as curative health resorts of the Austro-Hungarian Empire. 

A riconoscere la fortuna dell’isola fu l’illustre viaggiatore e giornalista franco-spagnolo Carlo Yriarte, che nel 1874 scrisse una delle prime dettagliate guide sulla costa dalmata, passata alla storia per la qualità sopraffina delle sue incisioni: “L’abitante di Lussino è il più operoso, il più vivace, il più intelligente, il più economo di tutta la costa; – si legge in “Istria, il Golfo del Quarnero e le sue isole” – le circostanze l’hanno molto favorito, e quando la marea saliva, egli saliva colla marea. Gli abitanti sono divenuti gli armatori di tutta la costa per il cabotaggio; Buccari, Porto-re, che stanno alle porte di Fiume, fanno delle barche pescherecce: Lussino costruisce le grandi tartane, i trabacoli e le polacche che possono affrontare i fortunali. Nessun porto dell’Istria o della Dalmazia può competere con questo per la costruzione delle grosse navi mercantili”. E ancora: “La guerra di Crimea ha deciso della sorte di un gran numero di questi abitanti; la loro prosperità data appunto da quel momento; si sono fatti noleggiare nel 1854 dal ministero della marina francese, dagli Inglesi, dagli Italiani e dai Turchi per i trasporti d’ogni natura e per i dock galleggianti”. 


Recognizing the good fortune of the Island, the illustrious Franco-Spanish traveler and journalist Charles Yriarte wrote one of the first detailed guide on the Dalmatian coast in 1874 (very popular for the superfine quality of his drawings): "The inhabitant of Losinj is the most industrious, the most exciting, the most intelligent, the treasurer of the coast; - you can read on "Istria, Kvarner Bay and its islands" - circumstances favorited very much the Island and when the tide rose, it rose with the tide. The people have become leaders in the coast for cabotage; Buccari or Porto-re, on the outskirts of Fiume, makes fishing boats: Losinj builds large tartans, trabacoli and Polish boats that can cope with storms. No port in Istria and Dalmatia can compete with this for the construction of large merchant ships". And again: "The Crimean War decided the fate of a large number of these people; their prosperity dates precisely from that moment; Ministry of the French navy hired boats here in 1854, but also British, Italians and Turks did the same for any kind of transport or for the floating docks". 

Finita in mani italiane, l’isola si vide privare di molti dei suoi privilegi per via delle leggi emanate nel 1924, che proibivano l’arrivo a Lussino di ospiti portatori di malattie, ma riuscì a riprendersi di nuovo fra il 1968 e il 1990, quando l’ospedale per bambini con malattie allergiche di Lussingrande (oggi parzialmente convertito in health resort) stipulò una convenzione sanitaria con la Repubblica democratica tedesca: in quel periodo annoverava 145mila pazienti all’anno e ben 190 dipendenti. “A differenza che in passato – evidenzia Zrinka Badurina, pr manager dell’ente del turismo di Lussino - oggi la nostra isola può far conto su un’offerta estremamente diversificata. Solo nel 2013 abbiamo accolto quasi 241mila visitatori, di cui 211mila stranieri e circa 37mila italiani, raggiungendo 276mila pernottamenti. Ragioni per guardare con ottimismo al futuro, dunque, non mancano: e se l’apertura di un centro di ricerca specialistico sulle tartarughe adriatiche ha attirato oltre 60mila visitatori solo la scorsa stagione, nel 2014 ci aspettiamo cifre ancor più positive per l’inaugurazione del Marine Science Centre del Blue World Institute, dedicato allo studio dei delfini”. 


Fell down into Italian hands, the Island was deprived of many of its privileges because of new laws (1924) forbidding the arrival of guests who had diseases, but managed to recover again between 1968 and 1990, when Veli Losinj hospital for children with allergic diseases (partially turned into an health resort today) entered into an health agreement with GDR. At that time it numbered 145,000 patients per year and 190 employees. "Unlike in the past - PR manager of Losinj Tourist Board, Zrinka Badurina, notices (http://www.tz-malilosinj.hr) - today our island can count on an extremely diversified offer. Only in 2013 we welcomed almost 241,000 visitors (211,000 foreigners and about 37,000 Italians), reaching 276,000 nights. Sufficient reasons to be optimistic about the future: if the opening of a research center specialized on the Adriatic sea turtles has generated over 60,000 visitors just last season, in 2014 we’re expecting even more positive figures for the opening of Marine Science Centre at the Blue World Institute (www.blue-world.org), dedicated to the study of dolphins". 

Proprio i mammiferi più amati dai natanti trovano in Lussino uno dei loro tre maggiori santuari di riproduzione (insieme a quelli dell’isola di Hvar e del parconazionale delle Kornati) e, dal 2015, potranno essere osservati attraverso un apposito programma di “dolphin watching”. Dopo un restauro di 15 anni e un lungo tour per Croazia ed Europa, è stata poi prevista l’installazione del prestigiosissimo “Apoksiomenos” nella nuova sezione del Palazzo del Quarnero, a Mali Lussino: un bronzo intonso del I/II secolo d.C., raffigurante un giovane atleta che si pulisce il corpo nudo con una spatola, ritrovato sui fondali locali da un sub belga. Fra i vertici della bellezza maschile nell’antichità, oggi ne sopravvivono solo altre due copie (a Vienna e in Texas). Grazie infine a un progetto di produzione tradizionale di olio e cosmesi, che dagli iscritti all’asilo alle generazioni più anziane coinvolge ogni singolo residente, Lussino non ha conquistato solo lo Skal Awards 2013 per la sostenibilità ambientale o l’analogo Brand Leader Award per l’Europa del Sud-est, ma entro il 2020 aspira a ottenere addirittura lo status ufficiale di “health destination” dell’Unione Europea. A quasi 130 anni dall’onorificenza imperiale, la storia si ripete. E se i lavori d’ampliamento dell’aeroporto isolano sono già sulla carta, la riapertura nel cuore della foresta Cikal dello Spa hotel Bellevue (un 5 stelle da 50 milioni d’euro d’investimento, inaugurato a luglio), al pari dell’allestimento di un circuito ciclopedonale di oltre 250 chilometri, consegnano definitivamente la corona del Mar Adriatico a Lussino.  
  

The most beloved sea mammals have in Losinj one of their three major shrines of copulation (along with those of the island of Hvar and the Kornati National Park) and, from 2015, they can be observed through a special program of "dolphin watching ". After a restoration of 15 years and a long tour to Croatia and Europe, local administration has planned prestigious "Apoksiomenos"’s installation in the new section of the Kvarner Palace in Mali Losinj: an untouched bronze back to the I / II century AD, depicting a young athlete who cleans her naked body with a spatula, that was discovered under the local sea bed by a diving Belgian. Considered one of the highest antiquity piece about male beauty, today there are only two other copies (in Vienna and Texas). Finally, thanks to a traditional production of oil and cosmetics project, which involves every single resident from kindergarten to older generations, Losinj has not only conquered the Skal Awards 2013 for environmental sustainability and the analogous Brand Leader Award for 'South-east Europe, but within 2020 aspires to achieve even the official status of "health destination" of the European Union. Nearly 130 years since the imperial award, history repeating. And if the works of airport expansion are in progress, re-opening of the Spa Hotel Bellevue (a 5 star around 50 million euro investment, since July by the forest Cikal), as the construction of a 250 miles pedestrian trail, finally delivers the crown of Adriatic Sea to Losinj.










Per approfondimenti: http://croatia.hr/it-IT/Homepage