Tuesday, December 9, 2014

NELLE FIANDRE DI GERARDUS MERCATOR PER RISCRIVERE LA STORIA AMERICANA

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La via più breve per raggiungere l’America passa da SintNiklass, la capitale del Waasland fiammingo sino a oggi famosa soprattutto per le sue misure abbondanti: non paga di possedere la piazza del mercato più ampia del Belgio, l’esemplare cittadina art-decò detiene infatti il record per l’albero di Natale e l’uovo di Pasqua più grandi in Europa, oltre al non meno lusinghiero titolo di “most pedestrian friendly city in Flanders”. 

Coabitare con sette giganti deve aver d’altra parte influito sull’insolita grandeur dei residenti, visto che sia per le vie colme di caffè e birrerie, sia in prossimità dei castelli di Castro e Walburg, o addirittura in cima alla collina dove brilla il secentesco Mulino Bianco, ci si può imbattere in qualsiasi momento nello sbalorditivo quartetto extralarge formato da Janneken, Mieke, Santa Claus e Zwarte Piet, cui ben volentieri si accompagnano i magi Caspar, Melchior e Balthasar: ma nonostante la stazza pantagruelica, quest’insolita compagine di ambasciatori carnascialeschi e natalizi non è ancora riuscita a relegare ai margini delle mappe cittadine l’ospite più straniante di Sint Niklass. 


© Stad Sint-Niklaas/Gert Cools

© Stad Sint-Niklaas
Non si tratta di un personaggio comune, questo è certo; e già il fatto che una sua statua di bronzo sia conservata nel municipio neo-gotico della città, la dice lunga. Gerardus Mercator, inventore del primo atlante e delle famose proiezioni geometriche che ancor oggi appaiono sui nostri Gps, si conferma infatti il vero gigante mondiale della cartografia. A 420 anni esatti dalla sua scomparsa, avvenuta a Duisburg il 2 dicembre 1594, può vantare riproduzioni del globo che lasciano completamente interdetti persino i satelliti della Nasa: com’è possibile che sulle sue mappe siano disegnati perfettamente i confini di fiumi e laghi nel Sahara risalenti almeno al 7.500 a.C., ma estintisi già da 5.000 anni? Per quanto oggi esistano nel Chad alcuni bacini più piccoli, noti come laghi Ounianga, questi sono pur sempre “resti geologici” appartenenti a un’era troppo remota per le Fiandre di Mercator; un’era, oltretutto, cui siamo riusciti a risalire grazie ai dati provenienti dalle registrazioni in orbita. Ma non è tutto. Sempre sul suo capolavoro cartografico del 1569, appaiono numerose isole fantasma, ritenute sino a poco tempo fa frutto della fantasia dell’epoca, eppur davvero esistenti in relazione ai recenti risultati sullo studio dell’innalzamento degli oceani. Ancora una volta, poi, sono gli specchi d’acqua dolce del Nord America a sollevare inquietanti interrogativi: che ci fanno i laghi Great Bear e Great Slave fra le miniature di Mercator? Nel XVI secolo nessun europeo si era ancora spinto lassù. O almeno così pare. 

Nova et Aucta Orbis Terrae Descriptio ad Usum Navigantium Emendata (1569)

Sono solo alcuni punti critici messi in evidenza dal nuovo allestimento del museo Mercator di Sint Niklass, tirato a lucido dopo i lavori per l’anniversario della nascita dell’illustre cartografo, avvenuta nel 1512, e tornato ad aprire i battenti della sezione dedicata alla moderna cartografia proprio lo scorso 13 novembre. Dal 1962 offre una delle migliori ricostruzioni della cartografia dalle origini ai nostri giorni, valorizzando in particolare l’opera di Gerard De Cremer, noto appunto come Mercator: suoi sono infatti il Globo delle Terre Rare (1541) e il Globo Celeste (1551) inseriti nella lista dei capolavori fiamminghi a disposizione dei visitatori del museo; ma fra le preziose sale ci si imbatte anche nella prima edizione dell’atlante Tolomeo (1584), risalendo via via agli esemplari più preziosi stampati nei secoli a venire. Autentico gioiello tecnologico, il nuovo settore multimedia permette invece di entrare in una macchina del tempo che riconduce alle Fiandre del XVI secolo, ingrandendo dettagli delle mappe del 1541, per poi assistere al lento e poetico illuminarsi delle 51 costellazioni disegnate da Mercator, o semplicemente salire sulla nave a bordo della quale scaturì l’intuizione delle sue famose proiezioni cilindriche, in grado di creare isogonia sulle carte. A breve, infine, sarà possibile confrontarsi anche con le teorie di un altro dibattuto contemporaneo e futuro ospite del museo: Cartesio

Senza dover scomodare alieni o civiltà estinte prima dell’ultima glaciazione - almeno per ora, ipotizza qualcuno – dalla cittadina fiamminga sono però tornati a guardare con maggior interesse alle vicissitudini di un nobile palazzo veneziano, Ca' Zen, cercando di capire quali strani intrecci abbiano legato in passato le sorti delle Fiandre e della Serenissima. 

Quasi misconosciuti in patria, tacciati di meschine rivendicazioni sulla scoperta dell’America, i fratelli Niccolò e Antonio Zeno si stanno finalmente levando qualche sassolino dalla pantofola a distanza di secoli dalle loro imprese marinare: Estotiland, ovvero la Nuova Scozia, sarebbe stata infatti scoperta grazie alla loro abilità ammiraglia al servizio del potente conte delle Orcadi, nonché protettore degli eredi templari, Henry I Sinclair.  


Quelli che l'abitano sono ingegnosi – viene riportato ne I commentarii del Viaggio trascritti dall’omonimo nipote Nicolò -  et hanno tutte le arti come noi, e credesi che in altri tempi avessero commercio con i nostri: perché dice di aver veduti libri latini nella libreria del re, che non vengono ora da loro intesi. Hanno lingua e lettere separate; e cavano metalli d'ogni sorte, e soprattutto abondano di oro; e le lor pratiche sono in Engroveland, di dove traggono pellicce e zolfo e pegola; e verso Ostro narra che v'è un gran paese molto ricco d'oro e popolato. Seminano grano e fanno la cervosa (cervogia, cioè la birra), che è una sorte di bevanda che usano i popoli settentrionali, come noi il vino. Hanno boschi d'immensa grandezza, e fabbricano a muraglia (....) Fanno navigli e navigano: ma non hanno la calamita, né intendono sul bossolo la Tramontana”. 

E’ grazie a queste descrizioni, ma soprattutto alla mappa originalmente disegnata dai due fratelli veneziani, che Mercator poté tracciare con tanta precisione i confini del mondo artico, a ulteriore riprova del fatto che le navigazioni verso il Nord America erano già comuni, benché non pubblicizzate, in epoca vichinga e pre-colombiana (ma gli ultimi studi retrodatano i contatti fra continenti di ulteriori secoli addietro). D’altra parte, né Venezia, né l’armatore dei fratelli Zeno (che trasse in salvo Niccolò quando una tempesta in prossimità dei porti fiamminghi lo spinse sino in Scozia) avevano alcun interesse a far sapere in Europa delle terre con cui erano entrati in contatto: la Serenissima aveva costruito la sua ricchissima rete commerciale monopolizzando i traffici con l’Oriente e nel Mediterraneo, mentre Henry Sinclair, sotto costante minaccia delle invasioni inglesi, voleva tenersi aperta una via di fuga segreta dove eventualmente nascondere il suo leggendario tesoro (ereditato forse dai templari). 

Giovanna Sainaghi, direttrice di VisitFlanders in Italia
Non è allora un caso che, sull’onda del rinnovato interesse per l’inespugnabile Fossa del Denaro di Oak Island (cui la tv americana ha dedicato quest’anno persino un reality ispirato ai misteri di Zeno&Sinclair), turisti statunitensi e canadesi abbiano iniziato sospetti pellegrinaggi al museo Mercator di Sint Niklass. “Non sono da meno gli italiani – evidenzia Giovanna Sainaghi, direttrice di Visit Flanders nel Belpaese – dal momento che nei primi sette mesi del 2014 hanno fatto registrare una crescita del 12.3% nei pernottamenti nelle Fiandre, così come dell’11.8% negli arrivi. Indubbiamente le città d’arte restano il primo motivo di visita, grazie anche agli ottimi risultati di Gent (+29%) e Mechelen (+57%), ma la passione per i fumettisti belgi, il cicloturismo e l’attrazione per le tante aree verdi stanno spingendo sempre più al di fuori dei circuiti consolidati. 


Alla luce del successo letterario di David van Reybrouck, l’autore fiammingo del best seller post-coloniale “Congo”, le Fiandre e il Belgio sono però tornati ad affascinare l’immaginario collettivo anche per la storia dei viaggi verso le terrae incognitae dell’atlante. Ma se oggi possiamo muoverci da un capo all’altro del mondo, e magari concederci una comoda tappa in treno a Sint Niklaas sulla via per Gent o Anversa, è sempre e comunque al genio di Gerardus Mercator che dobbiamo tornare”.


Per informazioni: http://turismofiandre.it

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