Thursday, January 29, 2015

LE VERGINI DELLA BRIANZA NUTRONO L'ANIMA DI EXPO2015


Expo ha già saziato molte pance, ma assai meno anime. A circa tre mesi dall’apertura del più importante evento internazionale che Milano ospiterà nel 2015, Fondazione Fratelli di San Francesco d’Assisi e Academia-Ikon Rus’ ne hanno ridefinito il senso, seppellendo definitivamente  le polemiche per gli scandali gestionali.

“Nutrire il pianeta” non significa rispondere solo all’esigenza di garantire cibo per tutti coloro che, ancor oggi, non possono disporre di prodotti sufficienti alla sopravvivenza, bensì ritrovare nella fame lo stimolo a trascendere i propri limiti. Attraverso l’allestimento di un percorso sacro tra icone russe e immagini lombarde della Madonna del Latte, destinato a guidare dalle opere in mostra presso lo Urban Center di Milano (sino al 31 gennaio) verso gli straordinari affreschi disseminati per il territorio regionale, Expo si è infine rivelata occasione storica per comprendere il valore del nutrimento come desiderio, ancorché come bisogno. 

Se da una parte il cibo offre ristoro fisico – ha sottolineato Ada Lucia De Cesaris, vicesindaco di Milano  - dall’altra, al pari del lavoro, porta anche e soprattutto dignità morale. Questo binomio, troppo spesso focalizzato solo sulle urgenze materiali, traspare al meglio nella nostra città, grazie all’opera della Fondazione Fratelli di San Francesco d’Assisi: primo esempio di quella straordinaria rete di aiuto volontario che, non di rado, si sostituisce addirittura alle istituzioni italiane”. Attraverso le 70mila tonnellate di cibo fatte pervenire a quasi 2 milioni di cittadini (sui circa 6 che in Italia ancora soffrono la fame, secondo le stime del Banco Alimentare), si fa dunque dono di qualcosa di ancor più prezioso di un pasto caldo, o del tozzo di pane quotidiano: perché nell’atto del nutrimento, della produzione e della distribuzione del cibo, vive una peculiare forma di bellezza capace di spingersi oltre l’estetica del gesto, i ricettari salutisti o le evanescenti guide al gusto di cui la scena odierna è satura. 


Nella storia dell’uomo si sono palesate almeno tre diverse vie per penetrare il senso della propria esistenza – ha rilanciato frate Cesare Azimonti, presidente della Fondazione Fratelli di San Francesco d’Assisi – quella della verità, del bene e della bellezza, appunto. Quest’ultima è forse la più trascurata, benché appaia la più vicina alla sensibilità contemporanea: occorre perciò riavvicinarsi al mistero dell’iconismo per accedere a un livello di visione più profondo e ridare un senso a quella straordinaria frase di Dostoevskij, per cui la bellezza salverà il mondo”.


Madonna Lactans, Ambrogio Lorenzetti (XIV secolo)
Il primo passo è semplice: basta star fermi. Sostare di fronte alla bellezza, affinché ne sia possibile la contemplazione e, attraverso la pazienza del tempo ritrovato, riallacciare un dialogo con quanto reso invisibile dell’eccesso di visibilità: sopraffatti dal “troppo”, ne siamo inconsapevolmente disturbati, al punto da non riuscire più ad ascoltare la nostra voce più intima: perché l’immagine non è che vibrazione di un suono. Nell’era della comunicazione, il vero lusso diviene allora il silenzio: luogo di ritiro per eccellenza, che nessuno deve permettere venga insidiato, espropriato o negato. Come hanno suggerito don Walter Magnoni e Giovanni Boschetti, rispettivamente responsabile del servizio per la Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano l’uno, esperto in arte russa e responsabile di Academia-Ikon Rus’ l’altro, “la nostra società ha bisogno di ri-costruire percorsi di nutrimento dell’anima, al fine di trovare un nuovo fondamento: a che serve possedere il mondo, se si perde la propria anima? L’immagine dell’allattamento, universale ed eterna perché propria di ciascun essere umano, rappresenta uno dei tesori più preziosi di cui gli edifici del nostro territorio si fregiano, per quanto spesso adombrata o addirittura nascosta”. 

Panorama Agliate @exploratoridelladomenica.it

Guida consigliata per la riscoperta di questo straordinario patrimonio è sicuramente il libro “Una Madonna da nascondere” di Natale Perego, che ha esplorato e studiato per anni gli esemplari più emblematici sviluppatisi dall’originaria rappresentazione di Ambrogio Lorenzetti, nella Siena nel XIV secolo (la città toscana che ridonò all’Occidente uno dei più antichi motivi artistici dell’umanità, eclissatosi negli anni bui del Medioevo). “La Madonna che allatta è innanzitutto una madre – ha precisato lo stesso Perego – e la sua straordinaria umanità fu fatta propria anche da Leonardo da Vinci che, attraverso la sua Madonna Litta, ne favorì la diffusione a partire dalla Milano degli Sforza per tutto il territorio circostante, dove eccelse il suo pupillo Marco d’Oggiono. Benché non evidenti, gli esempi abbondano: di fronte alla tomba del Cardinale Martini, nel Duomo di Milano, è presente infatti una Madonna del Latte di eccezionali fattezze, ma la si ritrova anche nella Basilica di S. Lorenzo, fra i reperti del museo Poldi Pezzoli o all’Accademia di Brera. Una fioritura durata poco più di due secoli, dal momento che già all’epoca della Controriforma, con i cardinali Carlo e Federico Borromeo, questo soggetto tornò a essere giudicato sconveniente, in quanto più vicino alle descrizioni presenti nei Vangeli Apocrifi

Battistero della basilica di Agliate 
Per trovare altri esempi di nutrizione sacra, al di là delle zucche e del cibo scolpiti sui portali del Duomo milanese, occorre allora inoltrarsi per i territori della vicina Brianza, a nord di Milano, fra Lecco e Como: da Sabbioncello di Merate a Galliano, da Cantù a Erba, Inverigo e Brivio, sino a Galbiate o Agliate, le donne dell’epoca trovavano nella Madonna del Latte l’unico vero conforto durante i loro travagliati parti e la successiva solitudine cui erano spesso abbandonate”. 

E proprio ad Agliate si fronteggiano due Madonne che custodiscono la chiave d’accesso alla spiritualità europea più remota: se nel presbiterio della basilica romanica si staglia l’umana Madonna del Latte, nel battistero accanto appare invece una Madonna della Tenerezza, il cui sguardo enigmatico è stato addirittura accostato a quello della famosa Gioconda leonardesca. In quest’ultimo affresco si distingue un Gesù bambino che abbraccia dolcemente la madre, gettandole le braccia al collo, mentre si protende sino ad appoggiare la guancia al suo volto. Il viso della Vergine, invece, è illuminato dalla luce profusa dal figlio, ma è “velato di tristezza”: particolare spesso straniante, ma che rimanda alla rivelazione evangelica fatta da Gesù alla madre, in merito al suo destino di morte e redenzione. Non a caso il collo stesso del bambino appare rigonfio del “pneuma”, il soffio dello Spirito Santo: altro dettaglio che, a detta del ricercatore del Gral (Gruppo ricerche archeostorico del Lambro) Leopoldo Pozzi, dovrebbe collocare “la Madonna agliatese nel canone della rappresentazione bizantina, benché realizzata attorno al XIV o XV secolo”. 

Vladimirskaja
Nella chiesa dell’Eleusa (in greco, “Vergine della Tenerezza”), che fu costruita presso il palazzo imperiale di Costantinopoli da Giovanni Comneno II (1118-1143), si trova infatti quella che viene ritenuta la matrice originaria dell’immagine brianzola. Realizzata nel 1130 circa, andò però distrutta e solo il dono di una copia al principe di Kiev, da parte dell’imperatore bizantino, permise la sopravvivenza di un modello che spinge le radici della Cristianità nelle misteriose piane dell’antica Sarmazia. Nel 1155, per ragioni belliche, l’icona di Kiev venne trasferita da Andrej Bogoljubkij nella città di Vladimir (assumendo il nome di Vladimirskaja, Nostra Signora di Vladimir), approdando infine a Mosca nel 1395. “Qui – riporta con un velo d’ironia Viktor Lazarev ne “L’arte russa delle icone” – si trasformò in una sorta di suprema protettrice dello stato russo”. 

Non a caso è ancor’oggi perfettamente conservata nella prestigiosa galleria Tre’jakov della capitale. Il sottile sarcasmo dello studioso è indice di un segreto che stringe Agliate alla Terza Roma. Se è pur vero che l’opera brianzola pare rifarsi ai canoni bizantini, la sua finalità escatologica è in realtà molto diversa: confrontando le caratteristiche dei gioielli dell’arte comnena e di Agliate, si notano volti analogamente ovalizzati, ma la seconda presenta un naso più lungo e sottile, con labbra minuscole che contrastano rispetto agli occhi smisuratamente più grandi. Il suo candore etereo ha poco in comune con le tonalità umane del modello originario, proponendo una raffigurazione che pare piuttosto regredire nella sua capacità mimetica, per quanto sia stata realizzata quasi trecento anni dopo l’originaria. 

La risposta non può certo essere scovata in Brianza, né a Costantinopoli, ma appunto nella “Santa” Russia. Pur mostrando un formale ossequio all’arte gotica lombarda, nell’affresco agliatese “il mondo diviene indifferente all’esperienza delle visioni ottiche che si verificano nella natura materiale – fa notare ancora Lazarev – e, con una sfida evangelica, vengono gradualmente dissolti lo spazio concreto, la pesantezza, gli scorci, la luce naturale e le leggi di prospettiva: secondo Isacco il Siro, l’icona è espressione cristallizzata della fede”. 

L’immagine di Agliate non è allora un affresco, ma qualcosa di più simile a un’icona affrescata, un’icona di una tradizione che nulla dovrebbe avere in comune col mondo lombardo. Per venire a capo del paradosso, pare si debba proprio appellarsi a un santo! 

E in effetti c’è. Un Sant’Onofrio che si staglia sul muro del battistero, proprio accanto alla Madonna della Tenerezza: se lo sguardo “triste” di quest’ultima è segno della presa di distanza dalla caduca materialità terrena (in omaggio alla sentenza evangelica, fatta poi propria dalle correnti dualistico-gnostiche, secondo cui “tutto il mondo giace in potere del Maligno”, 1 Gv 5, 19), è il peculiare culto che associa la Madonna a Sant’Onofrio a chiarirne infine l’originaria matrice. 


La “tristezza” è infatti cifra di una soglia metafisica fra dicibile e indicibile, fra ciò che può essere visto e non, raggiungibile solo attraverso una conoscenza d’altro livello, dai greci chiamata “gnosi”. E se la Vladimirskaja assunse in territorio russo funzioni e significati prettamente ascrivibili alle radici magico-escatologiche della sua originaria società matriarcale (come ben illustra un reportage di Wallace Mackenzie su una cerimonia del 1871 contro il colera, durante la quale l’icona venne portata in processione attorno a un villaggio da sole donne, fustigando gli uomini che si fossero palesati sul loro cammino mentre aravano un cerchio magico), le immagini di Sant’Onofrio e della Madonna della Tenerezza erano le uniche due rappresentazioni che ad Agliate il popolo adorava per finalità taumaturgiche (soprattutto quando imperversava la peste). Non a caso, eventi magico-miracolosi sono narrati anche per la copia della Madonna presente nella chiesa di San Satiro a Milano, fatta forse edificare da quell’Ansperto da Biassono già responsabile della basilica di Agliate: il puntino rosso sulla gola del bambino, qui, pare esser l’ultimo rimasuglio del sangue sgorgato in occasione della pugnalata sferratagli da un crapulone poi convertitosi. Agliate, Milano, Costantinopoli e Mosca. Quattro antiche capitali, un artista senza nome, il medesimo segreto. Expo comincia da qui.

   
Maggiori informazioni: http://www.turismo.milano.it

Wednesday, January 28, 2015

BRIANZA'S VIRGINS FEED THE SOUL OF MILAN EXPO2015


Expo has already satisfied many bellies, but much less souls. At about three months before the opening of the most important international event Milan will host in 2015, Foundation Brothers of St. Francis of Assisi and Academia-Ikon Rus’ have redefined its sense, finally burying the controversy about management scandals. 

"Feeding the planet" means not only to respond to the need of ensuring food for all those who, even today, can’t get enough to survive, but also to look at the hunger as a stimulus to transcend our limits. Through the creation of a sacred path between Russian icons and Lombard images of Nursing Madonna, ready to lead from the works on display at the Urban Center in Milan (until February 1st) to the extraordinary frescos scattered throughout the region, Expo has finally revealed itself as an historic opportunity to understand the value of nutrition as desire, even as need.

"While the food provides physical workout - said Ada Lucia De Cesaris, deputy mayor of Milan – on the other side, like work, brings also and above all moral dignity. This combination, too often focused on material emergency only, shines best in our city, thanks to the work of the Foundation Brothers of St. Francis of Assisi: first example of the extraordinary volunteer network that helps, not infrequently even replacing, Italian institutions". Through the 70 thousand tons of food reaching nearly 2 million people (about 6 on that in Italy still hungry, according to Banco Alimentare' s estimates), it’s possible to present something even more valuable than an hot meal, or the daily loaf of bread: because in the act of feeding, production and distribution of food, there’s a special form of beauty that can go beyond the aesthetics of the gesture, the health-conscious cookbooks or evanescent guides to the taste, of which today’s scene is saturated.



"In man’s history, at least three different ways have been revealed to penetrate the meaning of his own existence - raised Friar Cesare Azimonti, president of the Foundation Brothers of St. Francis of Assisi - that of truth, goodness and beauty, indeed. The latter is perhaps the most neglected, although it appears the closest to the contemporary sensibility: therefore it’s necessary to get closer to the mystery of iconism to access a deeper level of vision and restore the meaning of that extraordinary Dostoevsky’s phrase, for which beauty will save the world".



Madonna Lactans, Ambrogio Lorenzetti (XIV secolo)
The first step is simple: just stand still. Stand in front of the beauty, so it is possible to contemplate and, through the patience of refound time, renew a dialogue with what has been made invisible by the excess of visibility: overwhelmed by "too much", we are unknowingly disturbed, to the point of not being able to listen anymore to our most intimate voice: because the image isn’t anything else than a vibrating sound. In the age of communication, the real luxury then becomes the silence: retreat for excellence, that no one should allow to be undermined, expropriated or denied. As suggested Don Walter Magnoni and Giovanni Boschetti, respectively in charge of the service for the Pastoral and social work of Milan’s diocese the first, an expert in Russian art and director of Academia-Ikon Rus' the second, "our society needs to re-build pathways for feeding the soul, in order to find a new foundation: what is to own the world, if you lose your own soul? The image of breastfeeding, universal and eternal because it belongs to each human being, is one of the most precious treasures of which the buildings in our area boast, though often overshadowed or even hidden".

Panorama Agliate @exploratoridelladomenica.it

A recommended guide for the rediscovery of this extraordinary heritage is definitely the book "Una Madonna da nascondere" (A Madonna to hide) of Natale Perego, who explored and studied for years the most emblematic examples that have been developed from Ambrogio Lorenzetti’s original representation during the fourteenth century in Siena (the Tuscan city that gave back the West one of the oldest artistic subject of humanity, eclipsed in the dark years of the Middle Ages). "The Nursing Virgin is primarily a mother - said the same Perego - and his extraordinary humanity was echoed by Leonardo da Vinci who, through his Madonna Litta, favored her spread from Sforza family’s Milan throughout surrounding territory, where his pupil Marco d'Oggiono excelled. Although not obvious, examples abound: in front of Cardinal Maria Martini’s tomb, in Milan Cathedral, is indeed a Nursing Madonna of exceptional features, but she can also be found in the Basilica of St. Lorenzo  among the exhibits of the museum Poldi Pezzoli or Brera Academy. A blooming lasted little more than two centuries, since already at the time of Counter-Reformation, with the cardinals Carlo and Federico Borromeo, this subject came to be judged unsuitable, as closer to the descriptions found in the Apocrypha"

Battistero della basilica di Agliate 
To find other examples of sacred feeding, beyond the carved pumpkins and food images on the portals of Milan Cathedral, then you must advance to the territories of neighboring Brianza,  north of Milan, between Como and Lecco: from Sabbioncello di Merate to Galliano,  by Cantù or Erba,  Inverigo and Brivio,  until Galbiate or Agliate,  women of that time saw Nursing Madonna as the only real consolation during their troubled childbirths and subsequent loneliness they were often abandoned to". 

And just in Agliate there are two Madonnas who guard the key to the most remote European spirituality: if a human Nursing Madonna stands in the presbytery of the Romanesque basilica, in the baptistery next appears a Madonna of Tenderness, whose enigmatic gaze has even been compared to that of the famous Mona Lisa by Leonardo. In the latter fresco stands a baby Jesus that gently embraces the mother, throwing her arms around his neck, while jutting up to support her cheek to his face. Virgin’s face, however, is illuminated by his son’s lavishing light, but it is "veiled with sadness": a detail often alienating, but that refers to the Gospel revelation made by Jesus to his mother, about his destiny of death and redemption. No coincidence that the same neck of the child appears bulging of "pneuma", Holy Spirit’s breath: another rarity that, according to the researcher of Gral (Archaeological research group of Lambro river basin) Leopoldo Pozzi, should place "local Madonna in the canon of Byzantine representation, although painted around the fourteenth or fifteenth century". 

Vladimirskaja
In Eleusa church (in greek, "Virgin of Tenderness"), which was built next to the imperial palace of Constantinople by John II Comnenus (1118-1143), is indeed what is considered the original matrix image of Agliate’s Madonna. Painted around 1130, it went though destroyed and only the gift of a copy to the Prince of Kiev, from the Byzantine Emperor, allowed the survival of a model that pushes the roots of Christianity in the mysterious ancient Sarmatia plains. In 1155, due to war reasons, the icon of Kiev was indeed transferred by Andrej Bogoljubkij to the city of Vladimir,  taking the name of Vladimirskaja, Our Lady of Vladimir), finally arriving in Moscow in 1395. "Here - Viktor Lazarev reports in "Art of russian icons" with a touch of irony - turned into a sort of supreme matron of the Russian state”. 

No coincidence that even today is perfectly preserved by the prestigious gallery Tre'jakov, in the Russian capital. Professor’s subtle sarcasm is an indication of a secret that tightens Agliate and the Third Rome. While it is true that the local work seems to refer to the Byzantine canons, its eschatological purpose is actually quite different: by comparing the characteristics of Comnenian and Agliate jewels, you see faces similarly oval, but the second has a nose longer and thinner, with tiny lips that contrast comparing to immeasurably larger eyes. His ethereal candour has little in common with human shades of the original model, offering a portrayal that seems rather regressing in his mimetical capacity, as has been done almost three hundred years after the original. 


The answer certainly can not be unearthed in Brianza, nor in Constantinople, but precisely in the "Holy" Russia. While showing a formal homage to Lombard Gothic, in the local fresco "the world becomes indifferent to the experience of visions that occur in the optical material nature - notes still Lazarev - and, with an evangelical challenge, material space, heaviness, views, natural light and laws of perspective are gradually dissolved: according to Isaac the Syrian, the icon is a crystallized expression of faith".

The image of Agliate isn’t then a fresco, but something more like a fresco-shaped icon, an icon of a tradition that should have nothing in common with the world of Lombardy. To exit the paradox, we should appeal to a saint! 

And there is, indeed. That St. Onuphrius standing on the wall of the baptistery, right next to Our Lady of Tenderness: if the "sad look" of this latter is sign of distance from the fleeting earthly materiality (according to the judgment of the Gospel, then made his own by dualistic-Gnostic current, that "the whole world lies in the power of the evil one", 1 Jn 5, 19), the peculiar cult associating the Madonna and St. Onuphrius can finally clarify the original matrix.


The "sadness" is indeed a figure of a metaphysical threshold between speakable and unspeakable, between what can be seen and not, what can be reached through a knowledge of another level only, called "gnosis" by the Greeks. And if Vladimirskaja assumed in Russian territory functions and meanings ascribed purely to the roots of his magic-eschatological matriarchal original society (as a Wallace Mackenzie's report shows well on a ceremony in 1871 against cholera, during which the icon was brought in procession around a village by women, whipping men who were discovered in their path while plowing a magic circle), the images of the Virgin of Tenderness and St. Onuphrius were the only two representations that Agliate’s people worshiped for miraculous purposes (especially when the plague was raging). Not surprisingly, magic-miraculous events are told about the copy of the Madonna in Milan’s San Satiro church – built perhaps by that Ansperto from Biassono who was Agliate’s basilica former head: the red dot on child's throat, here, seems to be the last remnant of the blood gushed due to the stab a later on converted glutton swung. Agliate, Milan, Istanbul and Moscow. Four ancient capitals, an unknown painter, the same secret. Expo begins from here.

   

Friday, January 23, 2015

DELLA VITA, MORTE E RINASCITA DELLE TERME DI SATURNIA secondo il Cristo dell'Amiata

Se a spazientirsi per la bellicosità degli uomini è addirittura Saturnonel mondo d’oggi qualcosa proprio non va: alluvioni simili a quelle succedutesi lo scorso settembre e ottobre, capaci di sgretolare i balzi delle antichissime cascate termali del Gorello e del Mulino, non si vedevano in Maremma dai tempi mitici del dio dei cicli e delle sue battaglie col figlio Zeus. Da sempre, però, un'altrettanto straordinaria energia di rigenerazione pare convogliarsi nell'esatto punto su cui la saggezza della storia ha voluto sorgesse il "Terme di Saturnia Spa&Golf resort".  



Gli eredi degli impianti presso cui si curavano i soldati romani, al rientro dalle campagne militari lungo la via Clodia, sono perciò propensi a leggere sino in fondo i segni dell’ira divina: “non c’è dubbio che il fulmine scagliato nel cratere da cui sono sgorgate le acque terapeutiche comportò anche all’epoca grandi sconvolgimenti morfologici – confermano Licinio Garavaglia e Annalisa Viglietta, rispettivamente general manager e director of business development della struttura toscana – ma poco dopo ebbe inizio una nuova età dell’oro. Considerando le dimostrazioni di solidarietà ricevute dai residenti in primis, ma dai nostri stessi clienti alla riapertura del sito dopo appena due settimane, siamo convinti che la storia tornerà a ripetersi pure per le sue conseguenze positive. Il lancio dell’hashtag #WeLoveTermeDiSaturnia ha infatti permesso di consolidare ulteriormente i circa 2.5 milioni d’euro stanziati dalla Provincia di Grosseto come fondo d’emergenza per la rinascita del sito, sostenuto anche dall’iniziativa di solidarietà indetta dal nostro stesso resort: per ogni prenotazione, è stato versato un euro sul conto corrente aperto dal Comune di Manciano a favore degli alluvionati”. 



Premi-gara elargiti da oltre 22 golf club partner di Terme di Saturnia, oltre a cocktail e mercatini di natale proposti all’interno della struttura, hanno poi fatto il resto. I risultati non si sono fatti attendere: se i balzi sono stati ripristinati e messi finalmente in sicurezza a tempi record, la preoccupante flessione economica di novembre (-15%) ha beneficiato invece d’interi weekend al completo, tanto da spingere il complesso termale a organizzare aperture serali sia per il ponte dell’Immacolata che a Capodanno, festeggiando il traguardo dei 40mila ospiti nel 2014 sotto i fuochi d’artificio.

Il riscontro ottenuto da queste iniziative ci spinge a lavorare verso un’integrazione sempre maggiore col territorio – aggiungono Garavaglia e Viglietta – e questa sarà appunto la linea che intendiamo seguire con decisione quest’anno, non appena Terme di Saturnia inaugurerà la nuova stagione il prossimo 7 febbraio: abbiamo già in serbo sorprese per la festa di S. Valentino. In ogni caso, la nostra attenzione verso la valorizzazione delle risorse locali è comprovata dalle proprietà stesse dei trattamenti proposti. Dopo le prime analisi chimiche sulle acque nel 1918, è infatti stato confermato che le cure per la psoriasi, così come per i disturbi di carattere cardio-circolatori, osseo-muscolari e respiratori, ottengono qui enormi benefici sia in virtù di una temperatura idrica stabile a 37.5 gradi (la stessa di quella del liquido amniotico), sia per l’abbondanza di componenti solforose e silicio-calcaree dei fanghi (i cui tempi di maturazione richiedono un anno intero), ma anche e soprattutto per la presenza di un’alga unica: la bioglea, il cui estratto ricchissimo di aminoacidi, zolfo, potassio e magnesio garantisce straordinari effetti idratanti e rigenerativi”.


I trattamenti cosmetici e terapeutici di Terme di Saturnia si sono imposti a livello mondiale proprio per le qualità tipiche di questo principio, integrando il benessere fisico allo sviluppo di una concomitante “filosofia dell’habitat”. Ovunque ci si sposti nel complesso, per le sue quattro piscine termali all’aperto, per il bagno romano, o quando si alloggia in una delle 128 camere a disposizione, si ritrovano elementi architettonici che esaltano puntualmente le proprietà del territorio circostante. Ne sono prova, ad esempio, l’abbondanza del travertino per via dell’effetto distensivo sulla vista, o l’uso del rovere nero nell’area di sperimentazione avanguardistica della Spa: “The Ultimate” (fra i trattamenti speciali, che sfruttano le proprietà dell'oro così come dell'ambra,  sono previsti anche quattro esclusivi massaggi mirati alla schiena dei golfisti). Analogamente, nei due ristoranti Aqualuce e Aquacotta (insignito quest’ultimo di una stella Michelin), sono preparati piatti a base di prodotti a chilometro zero direttamente prelevati dagli ospiti nell’orto organico del complesso, contribuendo con propria mano alla fama dei “pici spadellati al buttero” con punta di filetto e porcini, del “risotto mantecato all’olio La Maliosa” con limone, capperi e carpaccio di gamberi dell’Argentario, o dell’imperdibile “crema di fichi di Chieti con gelato alla vaniglia e tegola di Muscovado”. 

Le specialità dello chef Alessandro Bocci hanno fatto breccia pure nel presidente di Slow Food Maremma, che insieme ad altre nove aziende agricole del territorio sta ora lavorando per valorizzarne l'offerta alternativa alle ormai popolari tradizioni di Firenze e Montalcino: il peculiare ecosistema della Maremma, infatti, permette di creare ricette officinali e personalizzate grazie alla collaborazione con esperti fitoterapici, fra cui la neuropata Costanza Giunti, responsabile dei corsi di “natural reset” destinati agli ospiti più sensibili alla rigenerazione attraverso il cibo. Dall’altra, in quanto esponente di punta del gruppo Leading hotels of the world, Terme di Saturnia metterà a disposizione per la prossima Expo di Milano pacchetti che permettano di soggiornare in un'unica formula presso le strutture del brand presenti sull’asse Milano-Firenze-Roma. Due mosse che dovrebbero contribuire a rafforzare la presenza straniera in loco, visto che il 70% dei visitatori sono ancor oggi italiani, nonostante le ripetute visite di tedeschi, svizzeri e russi (purtroppo sempre più last minute, per via delle sanzioni politiche). Terza mossa strategica, la creazione di pre e post tour per i vicini croceristi di Civitavecchia, spesso di origine straniera e per giunta appassionati di golf: giocatori ideali per il campo a 18 buche del complesso di Saturnia


Fra i 70 ettari di ostacoli ad acqua e bunker, affiancati alla Gold Academy per neofiti, si riconosce infatti l’impronta californiana del noto architetto Ronald Fream. Il suo design “sostenibile” ne ha fatto il miglior campo italiano del 2008, inducendo la Federazione Italiana Golf, lo scorso anno, a rilasciare la sua ambita certificazione verde: oggi più che mai il circuito si rivela uno spaccato emblematico della selvaggia Maremma, tanto che fra le sue buche non è raro incrociare caprioli, istrici o fagiani, godendo di scorci prospettici sui campi antistanti i villaggi medioevali di Montemerano e Poggio Murella. Terme di Saturnia si scopre in tal modo base ideale per avventurarsi nella Toscana meridionale con comode escursioni in giornata, dirette in particolare verso il vicino Monte Amiata. E’ qui che Saturno gettò probabilmente il suo primo sguardo irato, non capendo come fossero possibili continue guerre fra gli uomini, quando sulla Terra esistevano simili paradisi: dall’Amiata, di origine vulcanica, si domina l’intera Maremma e ogni sentiero che lo attraversa conduce verso borghi ricchissimi di storie e tradizioni, oltre che di misteri archeologici. Incerta resta infatti l’origine dei resti megalitici locali, forse attribuibili ai mitici Pelasgi. 

Alle virtù “energetiche” dell’insediamento non è stato immune Leonardo da Vinci, recentemente celebrato al Terme di Saturnia attraverso la presentazione dei suoi “cento disegni più belli” (pubblicazione a cura del massimo esperto mondiale Carlo Pedretti), ma neppure un visionario come Davide Lazzaretti. Proprio sulla vetta dell’Amiata, infatti, prese piede uno dei rari esperimenti utopici che hanno segnato la storia d’Italia, grazie all’enigmatica figura del più noto cittadino di Arcidosso, storico villaggio che si erge sulle pendici del monte. Benché tutti considerassero Lazzaretti un semplice scapestrato, dedito a una vita tanto povera quanto dissoluta, nel 1868 ebbe una serie di visioni che cambiarono radicalmente la sua vita: le sofferenze che pativa non erano altro che prove per indurlo a un cammino di eremitaggio e predicazione. Gli uomini dovevano lavorare, assistersi vicendevolmente e mettere in comune i propri beni, onde poter fondare in terra una "repubblica" dei diritti. Non esattamente quanto il neonato Regno d'Italia avesse in mente per i suoi sudditi. Cercò di convincere persino Pio IX della bontà della sua missione, ma l’inflessibile Papa di Roma non dimostrò alcun interesse per la sua figura. Rientrato ad Arcidosso e raccolti attorno a sé nuovi fedeli, costruì ben tre istituti religiosi sul Monte Labbro (un rilievo dell’Amiata), in attesa che sopraggiungesse l’imminente età dello Spirito Santo. 


Predicò per tutta la zona, arrivando persino in Francia, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “Cristo dell’Amiata”, finché nel 1878 venne scomunicato come eretico dal Sant’Uffizio e, poco dopo il  decesso di Pio IX, colpito a morte da un carabiniere durante una processione sul Monte Labbro. I suoi seguaci si dispersero, ma continuarono a predicare il socialismo utopico del fondatore, mentre Cesare Lombroso, pioniere della criminologia fisiognomica, ne dissezionava il cadavere in cerca dei semi della follia. Di questa breve e intensa epopea, oggi, sopravvivono solo alcuni resti comunitari sul monte Amiata e nel centro studi di Arcidosso, ma l’anelito alla pace dello spirito e alla trasmutazione del corpo continua a ispirare nuovi adepti: non a caso, proprio a ridosso del Comune natio di Lazzaretti, dal 1981 è operativo il centro tibetano e di ritiro buddhista Gompa Merigar. Fondato dal maestro Chögyal Namkhai Norbu, è dotato di un tempio per la grande contemplazione e di uno stupa, oltre ad una sala del Mandala dove si pratica danza Vajra. Coronamento di un percorso di perfezione spirituale che dalle acque palingenetiche di Terme di Saturnia conduce direttamente ai cieli dell’illuminazione.

Retreat in Merigar, May 2014. Photo by Paolo Fassoli