Monday, February 9, 2015

LA VIA DELL'OMAN ALL'ISLAM

Nessun proclama, ma la semplice evidenza dei fatti. Con la consueta eleganza che contraddistingue il modo di relazionarsi del popolo omanita, Mohammed Said Mamari, consigliere alle Fondazioni e agli affari religiosi del Sultanato, è giunto in Italia per la nuova tappa della mostra itinerante “Tolleranza religiosa. L’Islam nel Sultanato dell’Oman”. 

Ospitata nelle sale di Palazzo Reale a Milano e aperta gratuitamente al pubblico sino al prossimo 22 febbraio, l’esposizione intreccia informazioni sullo stile di vita nel grande Paese ai piedi della penisola arabica, foto evocative, oltre a sorprendenti sculture lignee ove i caratteri della grafia araba si trasformano in immagini di dedizione. Fra profumi d’incenso, Corani miniati (la cui sacralità prevede siano sempre conservati in luoghi sopraelevati, con eventuale sepoltura delle pagine danneggiate in pozzi prosciugati) e toccanti testimonianze del video documentario di Wolfgang Ettlich, l’Islam traluce in tutta la sua secolare complessità: si manifesta in correnti, scuole, aspirazioni ma, soprattutto, si apre a quella straordinaria capacità d’integrazione che, non casualmente, gli ha permesso di trasformarsi in uno dei pilastri della storia dell’umanità.


Se forme di convivenza sono state possibili nel tempo – ha evidenziato Ada Lucia De Cesaris, vicesindaco di Milano – significa allora che occorre rilanciare il dialogo, valutare nuove basi su cui costruire la fiducia e il rispetto reciproci, perché proprio oggi sono in gioco i fondamenti dell’interculturalità. Milano, che dal prossimo 1° maggio diverrà il punto d’incontro del globo attraverso Expo2015, sente la responsabilità di riaccendere l’attenzione su un’esigenza non procrastinabile, facendosi laboratorio privilegiato per le politiche del futuro”.



Grazie all’istituzione di un albo ufficiale delle confessioni metropolitane, già salite a 150, e attraverso un progetto scolastico sulla storia delle 5 religioni più influenti, la città è pronta a rilanciare le aspirazioni universali contenute nel famoso Editto dell’imperatore romano Costantino (313 d.C), pietra miliare su cui sono state poste le basi della convivenza interreligiosa nello spazio delle pubbliche istituzioni. Un progetto su cui l’Oman investe da lungo tempo energie e risorse, portando per il mondo la propria mostra, inaugurata nel maggio 2011 a Vienna, in Austria, e di lì già approdata in oltre 20 Paesi. 



L’intransigenza religiosa all’interno del mondo musulmano – questo il proclama di Nizwa ricordato a tutti i visitatori della mostra – non può che causare arretratezza e diffondere violenza, ossia elementi in totale contraddizione con i principi del vero Islam, che al contrario condanna ogni forma di fanatismo e di radicalismo, essendo esso stesso la religione della liberalità”. 

La miglior dimostrazione viene proprio dall’organizzazione sociale del Sultanato, che nella complessità del suo territorio, dai fiordi della penisola di Musandam sul Golfo Persico alle vette dell’al-Hajar (con l’apice della Montagna del Sole, a ben 3.004 metri d’altezza), così come per le dune del deserto dell’Arabia centrale, ha dovuto necessariamente trovare forme di mediazione per una serena convivenza nei suoi limitati spazi abitabili. 

Ricevuta una lettera direttamente dal Profeta nel 629, i due re dell’Oman Abd e Jayfar instaurarono una fitta corrispondenza per comprendere a fondo i principi della nuova religione e, senza sollevare alcuna spada, accettarono l’Islam del tutto pacificamente. Fu infatti allora che si compì la transizione dai culti beduini tradizionali, le cui origini sono “incise” nello straordinario sito d’epoca bronzea di Salut (III millenio a.C.), vicino a Nizwa, e fatto conoscere al mondo grazie a 9 campagne di scavi archeologici coordinate da Alessandra Avanzini dell’Università di Pisa. 

Salut @ Silvia Lischi

E’ qui che i racconti di viaggio di Re Salomone collocano la nascita del poderoso sistema di fortezze che hanno storicamente contraddistinto il profilo del Paese, ritrovandosi il sovrano stesso al cospetto di una misteriosa e antichissima costruzione di cui nessuno conosceva l’origine, se non un’aquila sacra (o forse i sacerdoti della Mesopotamia, con cui l’Oman mantenne sempre attivi traffici commerciali). E sempre da qui si sviluppò la complessa rete di aflaj che, come vene sotterranee, portano acque fresche per l’intero territorio omanita (ben 5 sono patrimonio Unesco). Molti restano tuttavia i misteri attorno alle origini dell’Oman. 

La stessa città fantasma di Ubar, “l’Atlantide delle sabbie” nel governatorato di Dhofar, è sicuramente molto più che una stazione della storica via dell’incenso: se le sue fondamenta risalgono almeno al 5mila a.C., l’enorme caverna calcarea su cui sorge rappresenta tuttora un enigma per gli archeologi, che hanno potuto rendersi conto delle dimensioni dell’agglomerato solo attraverso i dati satellitari. Il distacco dagli antichi culti e il sovrapporsi dell’Islam non comportò però alcun trauma. Quando scoppiarono i conflitti fra il califfo Alì e il rivale omayyade Mu’awiya, capostipiti delle correnti sciita e sunnita, il re Abbad bin Abd bin Al Jolanda si mantenne sopra le parti, sviluppando piuttosto una terza via: la scuola del diritto ibadita, poi diffusa attraverso il centro propulsore di Bassora in Iraq. 


Secondo questa corrente, tutte le altre concezioni religiose o modelli interpretativi sono ritenuti degni di considerazione, mentre lo spargimento di sangue per differenze teologiche viene tacciato d'abominio. Ogni singolo musulmano teologicamente preparato diviene allora un potenziale candidato per ricoprire il ruolo d’imam, un primo fra pari, il cui ruolo d’interprete resta sempre soggetto alla comunità credente (Umma), qualora la sua interpretazione si discosti dalla sensibilità popolare. Non è perciò un caso se ebrei, cristiani e induisti abbiano sempre convissuto in Oman senza problemi, potendo costruire e gestire liberamente i propri templi - in particolare a Mascate e Salalah - a patto di non esercitare attività missionaria (divieto previsto per i musulmani stessi): la gestione delle comunità religiose spetta infatti allo Stato, attraverso il Ministero per le Fondazioni religiose, al fine di garantire pari diritti a ciascuna confessione. 



A differenza di altre tradizioni musulmane, la scuola ibadita privilegia il principio della semplicità (le sue moschee sono addirittura prive di minareti e poco decorate internamente), benché a Mascate sia stato edificato uno straordinario luogo di culto di ben 416mila metri quadrati (la Grande Moschea Sultan Qabus) che, alla luce di un lampadario di 1122 lampadine in cristalli Swarowski, riesce a fondere in sé ogni diverso stile islamico. L’armonia delle sue contaminazioni ha ispirato addirittura  la creazione di un proprio Corano, i cui lavori di decorazione hanno richiesto quasi otto anni (mettendolo a disposizione solo nel 2006, ultimo di una serie di riproduzioni la cui raffinatezza e sobrietà hanno dato vita a una vera e propria scuola omanita). Analogamente, le donne concorrono allo sviluppo della società, anziché esserne guidate o condizionate, potendo far conto su un servizio d’istruzione obbligatoria sino all’università. Devono essere in grado di mantenere se stesse e hanno diritto a istituti esclusivi, come il “centro per l’istruzione religiosa delle donne” (da loro direttamente gestito). Hanno pieni diritti politici, ricoprono incarichi ministeriali e possono concorrere a qualsiasi ruolo lavorativo, prestando persino servizio militare. 


Di fronte alla nascita dei figli sono sempre sostenute da una famiglia "allargata", nonché chiamata immancabilmente a piantare un germoglio di palma da datteri, in modo tale che i figli possano avere di che sfamarsi per tutta la vita. Per aprirne lo sguardo sul mondo, il loro cordone ombelicale dev'essere sotterrato in luoghi benedetti, mentre gli occhi del neonato vengono dipinti con ceneri di olibano: a sua volta la bocca è cosparsa con polpa di datteri masticati, cosicché l’orecchio destro possa meglio udire l’esortazione a pregare, sussurratagli prima dell’invocazione contro il male nel sinistro. La famiglia, infine, verserà a tutela del figlio tanto argento quanto sarà il peso dei capelli rasati al settimo giorno:  allora, e soltanto allora, il figlio potrà ricevere il proprio nome, preparandosi alla circoncisione in ospedale qualora sia maschio, ma non correndo alcun rischio di mutilazione se femmina. Non altrettanta attenzione pare però riservata alla morte, visto che la tomba del defunto consiste in una semplice fossa ove riporre il feretro bianco della salma, diligentemente lavata e profumata, ma a cui non viene mai intestata alcuna epigrafe: tutt’al più sono posizionate solo due pietre all’estremità della tomba per i maschi, o tre per le femmine.  Qualsiasi possa essere il nome scritto, è pur sempre destinato a essere eroso dal tempo. 


In vita, invece, prevale sempre la vocazione alla solidarietà, esaltata dalla festa dell’Id (o del sacrificio, in calendario il nono giorno del dodicesimo mese del calendario islamico): un’offerta a base volontaria (sadaqa) viene sempre affiancata da una obbligatoria (zakat, purificazione), riscossa però a partire da un determinato stato patrimoniale e mai superiore al 2.5% del reddito annuo. 

Sarà forse per questo che il famoso marinaio Sinbad tornava spesso sulle coste dell’Oman, il cui impero marittimo di spezie e incensi, nell’epoca d’oro del XVIII secolo,  raggiunse gli antipodi dell’intero continente africano: i suoi attracchi non sono mai stati semplici ripari per avventurieri, ma porti sicuri e sereni dalle incostanti onde della vita.

Ulteriori informazioni: 


Sunday, February 8, 2015

OMAN'S WAY TO ISLAM

No proclamation, but simple evidence. With the usual elegance that distinguishes Omani people’s way of relating, Mohammed Said Mamari, advisor by the Foundations and the Religious Affairs of the Sultanate, has arrived in Italy for the new stage of the traveling exhibition "Religious tolerance. Islam in the Sultanate of Oman”.

Housed in Palazzo Reale in Milan and open free to the public until next February 22th, the exhibition weaves together information about lifestyle in the great Country at the foot of the Arabian Peninsula, evocative photos, as well as amazing wooden sculptures where the Arab handwriting characters turn into images of devotion. Between scents of incense, miniatured Korans (whose sacredness provides for they are always kept above the soil, with the eventual burial of damaged pages in dried up wells) and touching testimonies of Wolfgang Ettlich's video documentary, Islam shines in all its centuries-old complexity: it arises in tendencies, schools, aspirations but, above all, opens itself to that extraordinary capacity for integration which, not coincidentally, has allowed it to become one of the pillars in human history.


"If forms of cohabitation have been possible in the time - said Ada Lucia De Cesaris, Milan’s deputy mayor - then that means we must renew the dialogue, evaluate new basis on which building trust and mutual respect, because the foundations of interculturalism are in running just today. Milan, meeting point of the globe through Expo2015 from next May 1st, feels the responsibility to turn attention to a need not be put off, becoming a privileged laboratory for the policies of the future”.



Thanks to the establishment of an official list of metropolitan confessions, already risen to 150, and through a school project on the history of the five most influential religions, the city is ready to re-launch the universal aspirations contained in the famous Edict of the Roman Emperor Constantine (313 AD), cornerstone on which the foundations of religious coexistence were laid in the space of public institutions. Oman has been investing much energy and resources in this project since a long time, bringing to the world its exhibition, opened in May 2011 in Vienna, Austria, and from there already landed in over 20 countries.


"The religious intransigence within the Muslim world - this the proclamation of Nizwa reminded all visitors to the exhibition - can only lead to backwardness and spreading violence, elements in total contradiction with the principles of true Islam, which condemns, on the contrary, all forms of fanaticism and radicalism, being itself the religion of liberality”.

The best proof is precisely the social organization of the Sultanate, which in the complexity of its territory, from the fjords of the Musandam Peninsula on the Persian Gulf to the peaks of al-Hajar (with the top of the Mountain of the Sun, 3,004 meters high), as well as to the dunes of the Central Arabia desert, was obliged to find forms of mediation for a peaceful coexistence in its limited living spaces.

Got a letter directly from the Prophet in 629 A.D., the two kings of Oman, Abd and Jayfar, established an extensive correspondence to fully understand the principles of the new religion and, without raising any sword, accepted Islam quite peacefully. Indeed, it was then that the Country made the transition from traditional Bedouin cults, whose origins are "recorded" in the unique and antique bronze site of Salut (III millennium BC), near Nizwa. A site which was made known to the world thanks to 9 archaeological campaigns coordinated by Alessandra Avanzini, from the University of Pisa.

Salut @ Silvia Lischi
And it was right here that King Solomon’s travel stories placed the birth of the powerful system of fortresses which have historically characterized the profile of the Country, finding the sovereign himself in the presence of a mysterious and ancient building no one knew the origin about, if not a sacred eagle (or maybe the priests of Mesopotamia, which Oman always maintained active commercial traffic with). And it was always here they developed the complex network of Aflaj that, as underground veins, brings fresh waters to the whole Omani territory (5 of them are also Unesco heritage). Many, however, remain the mysteries surrounding Oman’s origins.

The same ghost city of Ubar, "the Atlantis of the sands" in Dhofar province, is definitely much more than a station of the historic incense route: if its foundations date back to at least 5 thousand BC, the huge limestone cavern on which rises is still an enigma for archaeologists, who have been able to realize the size of the agglomeration only through satellite data. The detachment from the ancient cults and the overlap of Islam did not involve, however, any trauma. When a conflict broke out between the rival Umayyad caliph Ali and Mu'awiya, founders of Shiite and Sunni tendencies, the king Abbad bin Abd bin Al Jolanda remained above the parties, rather than developing a third way: the Ibadi school of law, then spread through the hub of Basra in Iraq.


According to this current, all other religious views or interpretative models are deemed worthy of consideration, while the bloodshed due to theological differences is accused of abomination. Every single Muslim theologically educated then becomes a potential candidate to fill the role of imam, a first among equals, whose role as an interpreter is always subject to the believing community (Umma), if his interpretation differs from the popular sensibility. It is therefore not a coincidence that Jews, Christians and Hindus have always lived in Oman without problems, being able to build and operate freely their temples - especially in Muscat and Salalah - on condition that they did not organize missionary activity (the same prohibition for Muslims themselves): the management of religious communities is in charge of the State, through the Ministry for Religious Foundations, in order to ensure equal rights to each confession.


Unlike other Muslim traditions, the Ibadi school favors the principle of simplicity (its mosques are even without minarets and little decorated internally), although in Muscat has been built a unique place of worship of well 416 thousand square meters (the Great Mosque Sultan Qaboos) that, in the light of a 1122 Swarovski crystals bulbs chandelier, manages to blend itself every other Islamic style. 

The harmony of its contamination has even inspired the creation of its own Koran, whose decoration work required almost eight years (making it available only in 2006, the last of a series of reproductions whose refinement and elegance have created an authentic Omani school). 

Similarly, women contribute to the development of society, rather than being guided or influenced, being able to count on a service of compulsory education up to university. 

They must be able to support themselves and are entitled to exclusive institutions, such as the "center for religious education of women" (directly managed by them). They have full political rights, holding ministerial positions, and can contribute to any work role, paying even military service.


In front of a child’s birth, they are always supported by an "extended" family, and invariably called to plant a bud of date palm, so that the children can have enough to eat for their lifetime. To open their eyes on the world, the umbilical cord must be buried in holy places, while newborn’s eyelids are painted with the ashes of frankincense: as well the mouth is sprinkled with chopped dates chewed, so that the right ear can better hear the exhortation to pray, whispered before the invocation against evil flows into the left one. 

The family finally will pay for the protection of the child as much silver as it will be the weight of the hair, shaved on the seventh day: then, and only then, the child will receive its name, preparing to circumcision in the hospital if it is male, but not running any risk of mutilation if female. 

Apparently, however, not much attention is paid as well to the death, as the tomb of the deceased is a simple pit where storing the white coffin of the deceased, carefully washed and scented, but who has never letterhead inscription: at most, only two stones are positioned at the end of the tomb for males, or three for females. Any name can be written, it is still intended to be eroded by time.

During the life, however, the vocation to solidarity prevails always and it is enhanced by the festival of Id (or sacrifice, scheduled on the ninth day of the twelfth month of the Islamic calendar): an offer to voluntarily (sadaqa) is always accompanied by a mandatory (zakat, purification), levied though from a certain balance sheet and never more than 2.5% of annual income.

It was perhaps for this reason that the famous sailor Sinbad often returned on the coast of Oman, whose maritime empire of spices and incense, during the golden age of the eighteenth century, reached the antipodes of the entire African continent: its moorings have never been simple shelters for adventurers, but safe and happy harbors from the fickle waves of life.

Further info: 
Exhibition in Palazzo Reale