Thursday, September 10, 2015

La Via dei Sarmoung/1 - ANI (Turchia)


Nella vita di ciascuno di noi, prima o poi, si palesa una strada che ha tutte le sembianze di una via. Non è facile riconoscerla e, sicuramente, occorre esplorare in lungo e in largo il mondo, prima di averne la consapevolezza. Due anni fa, a Goebekli Tepe, in Turchia, ne ebbi il primo vivo presentimento; oggi so che quello fu al tempo stesso un punto d'arrivo e di partenza. Dove stia insinuandosi, verso quale ignoto continente dell'anima si spinga, lo dirà solo il passo instancabile di chi, nel cuore, porta la memoria di coloro che ci lasciano... 

L’appello di Sezai Yazici non è caduto nel vuoto. Quando poco più di un anno fa prese la parola durante il “Simposio internazionale Ani-Kars”, in qualità di ricercatore storico, le sue dichiarazioni sulla scoperta di una città sotterranea inesplorata, 500 metri al di sotto delle antiche rovine armene di Ani, spiazzarono l’uditorio dell’università “Kavkas" di Kars.

Visitare il sito archeologico della capitale fantasma del regno di Urartu, fra i patrimoni Unesco meno valorizzati al mondo, non è certamente il primo obiettivo di quanti arrivino in Turchia oggi. Fatto inspiegabile, a ben guardare: pur non essendo disponibili mezzi pubblici che la colleghino a Kars, a circa una quarantina di chilometri, trovare un taxi collettivo in città costa appena una domanda al proprio albergatore e una decina di euro per il tragitto. A differenza di alcuni anni fa, oltretutto, non occorre neppure il rilascio di un permesso speciale da parte della polizia.



Ani conserva però il sapore di un territorio ancora conteso, essendo tenuta d’occhio da una base militare russa in territorio armeno, ben sapendo che nelle steppe dell’estrema Anatolia orientale se ne stanno prudentemente mimetizzati soldati turchi armati sino ai denti.

Sebbene colpita mortalmente dalla calata dei Mongoli nel 1236, imparziali nel passare a fil di spada tanto i cristiani, quanto gli ebrei, i musulmani e gli adoratori di Zoroastro stanziati sul suo territorio, “la città dei 40 cancelli” è riuscita a custodire un segreto dorato. 



Una rivelazione capace di trasformare radicalmente la vita di chi osi varcare le sue possenti mura color ocra, sempre che si tengano ben presenti le memorie del maestro spirituale George Ivanovic Gurdjieff: “Il nostro degno Padre Telvant è finalmente riuscito a conoscere la verità sulla Fratellanza Sarmoung. La loro organizzazione, in realtà, si trovava vicino la città di Siranoush, cinquant’anni fa, poco dopo la migrazione dei popoli”. 

Sono queste le esatte parole che l’enigmatico viaggiatore dai baffi all’insù decifrò su una tavoletta rinvenuta attorno al 1880 proprio ad Ani, scavando insieme all’amico Pogosyan: facevano riferimento a quella Fratellanza di cui aveva più volte letto nel Merkhavat, forse un libro ascrivibile al più antico movimento mistico ebraico (Merkavah, “Il Trono della Carrozza di Dio”) e che, negli anni a venire, divenne per lui quasi un’ossessione. 




Molto si è dibattuto se i successivi contatti di Gurdjieff con i conclamati esponenti Sarmoung, di cui narra nella sua autobiografia “Incontri con uomini straordinari”, potessero essere effettivamente ascritti a una Fratellanza originaria, o non fossero piuttosto allusione a quegli stadi d'iniziazione spirituale tipici della mistica sufi. Difficile che le scoperte di Sezai Yazici possano fendere la nebbia. 

Benché lo studioso turco abbia pubblicamente chiesto che la ricerca archeologica continui a far luce sull’incredibile reticolo di più di 800 tunnel, abitazioni, templi e trappole celate sotto Ani, viene da chiedersi se l’uomo d’oggi, così profondamente inaridito nella cura di sé e alquanto inconsapevole della propria dimensione spirituale, disponga degli strumenti intellettuali adatti per accedere a questo tesoro. 

E, soprattutto, se sia pronto ad accettarne l’estrema prova cui questo chiama dai tempi di Babilonia




Un’attenta riflessione sulla stessa parola Sarmoung, trascrizione del termine persiano “Sarman” secondo la pronuncia armena, già offre buone ragioni per muoversi con cautela: “La parola può essere interpretata in tre modi - precisa John Godolphin Bennet, matematico britannico e  collaboratore di Gurdjieff - E’ la parola per “ape”, da sempre simbolo di coloro che collezionano il prezioso “miele” della saggezza tradizionale e lo preservano per le future generazioni. Una raccolta di leggende, ben conosciute nei circoli armeni e siriani col nome “Le api”, fu studiata da Mar Salamon, un archimandrita nestoriano del XIII secolo. “Le Api” fanno riferimento a un potere misterioso trasmesso sin dai tempi di Zoroastro e reso manifesto ai tempi di Gesù… “Man” sta in persiano per la qualità trasmessa in via ereditaria e appartenente a una famiglia, o a una razza, diverse. Può essere il luogo di deposito di un’eredità o di una tradizione. La parola “sar” significa testa, sia nell’accezione letterale che metaforica, come capo o principale. La combinazione “sarman” starebbe dunque a significare il custode capo di una tradizione. Un’altra possibilità sarebbe “coloro le cui teste sono state purificate”, o secondo la tradizione esoterica, gli Illuminati”.



Comunque sia, il simbolo dell’ape, nella sua costante associazione al giglio, non solo fu fatto proprio dalla Massoneria e da quella stupefacente “anima del mondo” che fu Napoleone - di cui si preservano ancor oggi sorprendenti testimonianze nel cuore del Caucaso - ma rimanda  anche alle dinastie faraoniche dell’antico Egitto; al faraone, infatti, ci si riferiva come al “Re Ape”, o al “Capo Ape”. 

Non sono dunque i ruderi in superficie a poter offrire le migliori indicazioni sulla possibile presenza dei Sarmoung ad Ani: che si passi sotto la testa di leone scolpita sulla porta Arslan Kapisi, o ci si interroghi sul perché solo l’esatta metà della Chiesa del Redentore sia rimasta in piedi, riesce difficile intuire cosa potesse essere la città prima dell’XI secolo, quando rivaleggiava per bellezza e popolazione con Bisanzio e Roma. Le antiche iscrizioni armene che solcano le facciate della Chiesa di San Gregorio, al pari delle intricate croci khachkar del Convento delle Vergini o della moschea Menuçer, parlano di un’Ani costantemente in lotta per difendere la propria indipendenza, sotto la doppia morsa dei Selgiuchidi e dei Bizantini. Un ghiotto boccone lungo la Via della Seta, di cui le spoglie di un ponte, sbriciolatosi nelle gole del fiume Akhurian, sono oggi l’emblema di una tradizione spezzata, ma non interrotta.

Non a caso i primi scritti la dipingono come una possente fortezza strategicamente abbarbicata nelle steppe, già nel V secolo dopo Cristo; ma è proprio in quel periodo che i Sarmoung fanno perdere traccia di sé. Dopo un lunghissimo presidio dei territori mesopotamici dal 2.500 a.C al crollo dell’Impero romano, gli antichi discendenti degli Assiri scompaiono nell’arco di pochi decenni. Fuggono. Si disperdono nell’Asia Centrale, andando presumibilmente a rifugiarsi nelle impervie caverne dell’Hindu Kush, con un tesoro di conoscenze risalenti forse ai Sumeri, addirittura all’Egitto precedente la desertificazione del Sahara. La segretezza, per i Sarmoung, era un aspetto fondamentale del proprio insegnamento, dal momento che il sapere andava trasmesso solo a chi se ne fosse dimostrato degno e capace, onde evitare una sua strumentalizzazione per il soddisfacimento di brame meschine. 



Lecito supporre che l’intricato sistema sotterraneo di Ani, la cui antichità si spinge ben oltre l’epopea storica della città in superficie, preservi indizi preziosissimi per ritrovare questi arcani sapienti. 

In attesa che la politica si dipani dai sui equilibrismi, nell’altrettanto flebile speranza che le istituzioni trovino fondi sufficienti per riprendere gli studi dell’unico vero progetto di valorizzazione realizzato per Ani (ovvero quello dell’Accademia delle Scienze di San Pietroburgo, guidata dall’archeologo Nikolai Marr nel 1892), qualcun altro, a Kars, ha deciso di mettersi in gioco in prima persona. 

Entrato in possesso di un’indagine speleologica sul sito, ai più quasi sconosciuta e realizzata da un’equipe italiana, ha avuto l’ardire di spingersi là dove nessuno aveva ancora osato. Giù, nelle viscere della nostra inquietudine. Quel che ha scoperto, ora, attende l'arrivo di un "uomo nuovo"…




2 comments:

  1. Grazie... davvero molto interessante.

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  2. Grazie a te, Egidio, per apprezzare i risultati di questa lunga ricerca. Siamo solo agli inizi...ma molto ancora deve venire. Ai prossimi aggiornamenti!

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