Friday, November 25, 2016

La medicina Matsés nell'Amazzonia di Antonio Raimondi (PERU')



I Matsés non conoscono confini.
La loro terra ancestrale si estende tra Perù e Brasile 

© Survival International
Il suo nome rimbalza di bocca in bocca persino qui. In una scuola tenuta insieme da quattro assi traballanti, a rischio d’inondazione ogni volta che le piogge gonfiano le acque del Rio delle Amazzoni, dove mancano quotidianamente penne e fogli; ma non il desiderio di spingersi oltrefrontiera. Se per i bimbi di Santa Rosa è naturale ritrovarsi con un piede in Perù, con l’altro in Colombia o con un balzo in Brasile, ben più arduo riesce immaginarsi cosa possa aver mai spinto su una microscopica isoletta amazzonica Antonio Raimondi, l’esploratore italiano che trovò nella neonata repubblica del generale José de San Martin la sua seconda e vera patria. 


Friday, April 29, 2016

BUON COMPLEANNO, TRANSIBERIANA! (1916-2016)


A distanza di 100 anni dal primo viaggio aperto al pubblico, la Transiberiana resta ancor oggi la ferrovia più lunga al mondo: 9288 chilometri di binari, che dal cuore della capitale russa corrono sino all'Estremo Oriente, attraversando 485 ponti, 87 città, 16 fiumi e 8 fusi orari in 7 giorni di viaggio. Un mito intramontabile, eppur qualcosa sta definitivamente cambiando... 
(servizio originalmente pubblicato su Il Giornale del Viaggiatore)


Più che di Transiberiana, sarebbe ora si cominciasse a parlare di Transiberiane. Se la definizione al singolare poteva calzare ancora nel 1903, quando Pietroburgo e Vladivostok furono collegate per la prima volta in modo regolare e lungo un tratto continuo di quasi 10mila chilometri, oggi il mito della ferrovia più estesa del mondo coglie spesso impreparati. Non si tratta solo di un problema di scelta del tragitto più adeguato, benché sia di per sé evidente che le domande sollevate dalle sue molteplici diramazioni potrebbero già indurre repentini ripensamenti: meglio raggiungere lEstremo Oriente passando per le comunità buddiste a sud del lago Bajkal? O lambendone invece la sponda nord, così da poter sbalordire di fronte al megalitico complesso idroelettrico di Bratsk? Passare per la Niznij Novgorod del padre del realismo socialista Maksim Gorki, o puntare piuttosto alla Celjiabinsk degli eroici carri armati T34? E ancora: scendere verso i centri aerospaziali di Samara, o tuffarsi nella sorprendente avanguardia culturale di Perm?

Tuesday, February 9, 2016

La Via dei Sarmoung/9: Kiilopää (Finlandia)


@Ninarose Maoz - sweetchili.fi/
Nel tuo naso c’è qualcosa che non va”. Mentre gli occhi blu di Petri esaminano minuziosamente il mio volto, comincio a sospettare che in ogni finlandese sopravviva davvero il gene talentuoso di Fidia

Se a fronte di folate di vento a -30 gradi, e con le mani ormai cristallizzate sulle racchette da ciaspole, hai ancora lucidità per distinguere un profilo non esattamente greco, vuol dire che il legame atavico della stirpe finnica al mondo omerico, così come all’arte rupestre del Caucaso, è forse più che una teoria balzana.

D’altra parte non incontri uno di loro che non si dedichi alla musica come Sibelius, che non ami correre col passo di Paavo Johannes Nurmi, o non avverta nello scalpello l’ispirazione di Wäinö Aaltonen. I finlandesi si cibano quasi esclusivamente di arte e cultura, talvolta anche di pirakka della Carelia, e possiedono tutti una forza sovrannaturale, a tal punto che persino nelle innevate foreste della Lapponia scovi totem sbalorditivi. Ti volti a destra e vieni sorpreso da uno smisurato Angry Bird di ghiaccio; giri a sinistra e t’imbatti nei pelosi protagonisti de “Il miglior amico dell’orso”, sempre pronti a darti il benvenuto al centro d’accoglienza Suomen Latu di Kiilopää

Monday, February 8, 2016

Sarmoung's Way/9: Kiilopää (Finland)


@Ninarose Maoz - sweetchili.fi/

In your nose there’s something wrong”. While Petri’s blue eyes minutely examine my face, I begin to suspect that Phidias’ talented gene really survives in every Finnish.


If you still have lucidity to distinguish a not exactly greek profile, in front of -30 C gusts of wind and with your hands crystallized on snow rackets, it means that the link to the ancestral lineage of Finns to the Homeric world, as well as to the rock art of Caucasus, it is more than a preposterous theory, perhaps.


After all, you don’t meet one of them who doesn’t devote himself to music like Sibelius, doesn’t love running a la Johannes Paavo Nurmi, or doesn’t feel Wäinö Aaltonen’s inspiration in his chisel. Finns feed themselves almost exclusively of art and culture, sometimes even of Karelian pirakkas, and all of them own a supernatural strength, to the point that even in the snowy forests of Lapland you track down astounding totems. You turn right and are taken aback by a huge Angry Bird of ice; you turn left and you come across in the furry protagonists of “Bear’s best friend", always ready to welcome you to the reception center of Suomen Latu Kiilopää.

Thursday, January 21, 2016

AMAZZONIA: L'INFERNO VERDE DI ERMANNO STRADELLI (Colombia)

Vapori Macapà e Cord d'Eu (Stradelli) - concessione Società Geografica Italiana


Rantola. Sbuffa. Tossisce gli ultimi spasmi intossicati, quasi il motore della bagnarola volesse ricordare l’atroce fine del Conte Ermanno Stradelli nel lebbrosario di Manaus. Ogni volta che s’ingolfa, i peggiori incubi prendono forma nella grigia foschia della foresta amazzonica e il fantasma dello sfortunato esploratore, con la penna ancora stretta fra le falangi marcite, riporta a galla il corpo agonizzante di quel dannato 24 marzo 1926. A corto di benzina, persino un lago dalle acque torbide comincia a far paura e gli alberghi scalcinati, le strade fangose o i pontili traballanti, paiono all’improvviso tutti più distanti, lontanissimi.

Fortuna che il Tarapoto dai mille alvei si trova a meno di venti minuti dal piccolo villaggio di Puerto Nariño e, se la nostalgia delle drogherie in cui si vendono mate de coca o collanine in denti di piraña dovesse proprio risvegliarsi, a qualche ora d’ipnotici ondeggiamenti si può sempre riparare più a est, verso Leticia: ultimo avamposto civile prima dell’Inferno verde, oltre che capoluogo dell’estremo dipartimento meridionale colombiano, il cosiddetto “trapezio”. Uno spazio di 6.275 chilometri quadrati che la Colombia si conquistò negli anni ’30 a spese del Brasile, in aggiunta a un territorio selvaggio già di per sé ampio, ma privo di un accesso al Rio delle Amazzoni, vitale quanto un’aorta nell’economia singhiozzante del Sudamerica. Forse era qui che Stradelli - insieme a Gaetano Osculati il più grande esploratore amazzonico conosciuto dall’Italia - avrebbe voluto fuggire nei suoi ultimi giorni, dopo aver battuto ogni centimetro dell’ancor più remoto territorio del Vaupés colombiano. Al riparo dai nuovi arrivisti della capitale amazzonica, via da quel perbenismo borghese che tanto lo aveva disgustato in patria, spendendo quasi tutta la sua vita in uno dei territori col più alto livello di biodiversità al mondo e tuttora abitato da appena 22mila indigeni.